SuperLega
domenica 6 gennaio 2019
VOLLEY
Come fu che l'Itas Trentino alzò ancora una volta l'asticella
Andrea Cobbe
di Andrea Cobbe twitter

Continuare a stupire, alzando costantemente, di un piccolo step ogni volta, l'asticella, sembra essere il compito che si sono dati dagli inizi di ottobre in poi i giocatori di Angelo Lorenzetti. Al di là dei risultati, della qualità di gioco che riescono ad esprimere e del primato in classifica, che hanno finito inevitabilmente per strappare dalle mani di Perugia dopo 19 vittorie consecutive, il leit motiv della stagione gialloblù sembra essere soprattutto questo, uno sforzo continuo per andare in ogni occasione sempre più in là.

Breve cronistoria di una scalata


Hanno cominciato sfiorando il successo in SuperCoppa a Perugia, quando stavano tutti insieme da appena due giorni, hanno continuato giocando alla pari e mettendo solo un po' di paura prima a Perugia poi a Civitanova, nei rispettivi palazzetti ad inizio di regular season. Poi hanno cominciato a trasformare la Blm Group Arena in una specie di bunker, dal quale fino ad ora solo Modena ha saputo cavare almeno un misero set in (contro i 13 già saccheggiati alla terza di ritorno dalle formazioni ospiti nella stagione 2017-2018), andando nel frattempo a mettersi alla prova al Mondiale per Club, dove avrebbero dovuto fare esperienza contando su un girone preliminare non troppo complicato e dove invece hanno finito per sbaragliare la concorrenza di Sada Cruzeiro, Novy Urengoy e Civitanova. Da lì un crescendo rossiniano, fatto di successi in serie contro Milano, Ravenna, Modena, Monza, Siena e Sora, strappati lasciando esclusivamente un punto a Monza, dove Giannelli e compagni hanno trasformato un ko per 3-1 quasi scritto in un successo, grazie ad una fanta-rimonta. L'ultimo gradino lo hanno salito ieri, battendo la capolista Perugia per 3-0. Non potranno, ovviamente continuare così fino al termine della stagione, ma intanto a gennaio siamo ancora qui a chiederci quando andranno almeno a cozzare una terza volta. A Vibo domenica prossima o nella rivincita mondiale contro la Lube della settimana successiva, oppure ancora più in là? Non resta che attendere, ma intanto l'Itas Trentino è prima in classifica e l'onda di entusiasmo che la trascina, maledettamente simile a quella della stagione 2007-2008, nella quale vi erano parecchie squadre più accreditate della giovane formazione che aveva appena ingaggiato Kaziyski e Nikolov, non si arresta.

Cosa ha fatto la differenza contro Perugia


Tornando alla partita di ieri, non si può dire che i campioni d'Italia abbiano affrontato con leggerezza o con scarsa grinta l'impegno, come il presidente Gino Sirci a fine partita ha imputato loro. Hanno provato a giocare la solita gara, questo sì, almeno quella che devono giocare nel loro format 2018-2019, che prevede due primattori nel ruolo di micidiali terminali offensivi al servizio e in attacco e altri cinque giocatori che hanno il compito di svolgere il resto del lavoro, ricevendo, battendo, alzando, difendendo. Preparando, completando e supportando, insomma, il grosso del lavoro svolto da Leon e Atanasijevic. Finché quei due girano a dovere è molto difficile fermare questa macchina, perché possono costruire serie di break infinite in pochi attimi e perché gli altri, come Lanza e Podrascanin, possono godere di spazi più liberi all'interno dei quali infierire con maggiore facilità. Basta poco, insomma, per trovarsi sotto in maniera irrecuperabile, come ben sanno tutte le altre squadre di A1.

L'Itas Trentino di questi tempi, però, è stata in grado di inceppare il meccanismo. E lo ha fatto soprattutto con le due armi migliori di cui dispone di questi tempi, ovvero in primo luogo l'incrollabile fiducia di poter recuperare, anche nelle situazioni più difficili, sia che si tratti di scambi lunghi (tantissimi ieri), sia che si tratti di rimontare pesanti svantaggi (come il 2-7 del secondo set), sia che si tratti di set che si prolungano ai vantaggi (come il terzo terminato 35-33); in secondo luogo la capacità di difendere tenere vivi palloni su palloni, che non sempre può portare al punto, ma a gioco lungo logora gli avversari. Così ieri l'Itas Trentino si è prima cucinata a fuoco lento Atanasijevic, toccando, rigiocando e sporcando moltissime sue giocate, poi, ha pensato a contenere, perché lui non si può fermare, Leon, per completare l'opera di inscatolamento della capolista.
Nel farlo ha saputo, a differenza dell'avversario, adattarsi alle circostanze, dato che anche Perugia era riuscita a mettere una bella museruola a Russell, ma i gialloblù hanno ripiegato armando il braccio di un Vettori mai così efficace da quando è a Trento. Come sa perfettamente Civitanova, soprattutto adesso che non lo ha più, quando dall'altra parte della rete c'è Grebennikov ad orchestrare difesa e ricezione, avere ragione di quella squadra è molto complicato, perché nei territori da lui controllati cadono pochissimi palloni e in quelli degli altri ne cadono di più, ma mai in maniera sufficiente per compensare il gap, perché possono amministrare più facilmente spazi più ristretti e perché finiscono per caricarsi ed per imitarne le gesta.

Questione di episodi? Forse sì, forse no


Detto questo, come al solito, si possono anche guardare gli episodi. I dettagli che hanno deciso il primo e il terzo set e che, se avessero favorito la Sir Safety, ci avrebbero infine portato a commentare un risultato assai diverso.
Nella prima frazione, stante una situazione di assoluta parità fino al 22-22, la differenza l'hanno fatta un videocheck che ha corretto out la traiettoria dell'imperioso muro di Podrascanin su Vettori, e un block straordinario di Lisinac su Atanasijevic, costretto ad attaccare da zona 4 nella delicata rotazione P1.
Nella terza, terminata 35-33, i primi quattro set ball sono stati appannaggio degli umbri (sul 23-24, 24-25, 25-26 e 26-27) e tre di essi sono stati gettati al vento dagli stessi perugini con altrettanti servizi out. Sul 28-28 Leon era riuscito a battere con devastante efficacia vicino alla riga di fondo campo, ma Grebennikov ha ricevuto quella sassata a 120 chilometri orari sopra la testa di Giannelli, vanificando il tutto. Forse spostando l'esito di alcuni di questi episodi qualcosa sarebbe cambiato, ma non siamo sicuri che sarebbe potuto variare il nome della squadra vincitrice.

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