Il personaggio
giovedì 1 aprile 2010
VOLLEY
Deanesi: «Che grande emozione il titolo Under 14»

In questi giorni pasquali, ultimi nei quali si può un po' tirare il fiato prima del rush finale di questa stagione, c'è chi qualche motivo per festeggiare già ce l'ha. In questo periodo decisivo per la fine dei vari campionati e l'inizio delle diverse finali giovanili e playoff/playout c'è chi può già celebrare un titolo in bacheca. Stiamo parlando della squadra Under 14 dell'Itas Diatec Trentino guidata da Roberto Deanesi, che domenica si è portata a casa la Boy League, il campionato di Lega. Una prima volta assoluta per la pallavolo trentina, che a questa manifestazione era riuscita a far invitare due sue squadre, l'Itas appunto e l'Argentario Calisio, eliminata nella prima fase.

Roberto Deanesi una bella soddisfazione vero?
«E' stata una cosa bellissima, sono contentissimo io e sono contentissimi tutti quelli che hanno lavorato per questo traguardo. Anche ieri sera al palazzetto, il giro di campo prima della partita della A1, è stato molto bello, una cosa particolare. Nella mia carriera mi era capitato di vincere qualcosa ma una cosa così è diverso, quello che si riesce a fare nel giovanile ha un sapore diverso rispetto a quello che si può fare con una prima squadra. Una bella soddisfazione per me ma anche per la società, che ringrazio davvero per avermi dato questa bella occasione e voglio io ringraziare tutti quelli che hanno lavorato con noi quest'anno».
La cosa più bella di questa avventura?
«Vedere che questi ragazzi danno l'anima, sempre e comunque in ogni gara e si divertono. Vederli piangere a fine partita perché hanno vinto. Ci sono cose che non capitano con i grandi».
Quando avete capito che si poteva arrivare a questo traguardo?
«Quando abbiamo fatto la squadra sapevamo che poteva fare bene ma non ci immaginavamo di vincere a livello nazionale. Sicuramente siamo una buona squadra e poi man mano che siamo andati avanti abbiamo capito che potevamo fare qualcosa di bello, anche se a vincere non ci pensavano nemmeno i ragazzi fino all'ultimo. Passati bene i primi turni di Boy League abbiamo continuato a fare bene, in semifinale anche i ragazzi hanno cominciato a credere che potevano fare qualcosa di bello. Nella finalissima contro Milano nel primo set abbiamo commesso soli 3 errori che nell'Under 14 non sono nulla e abbiamo vinto bene, il secondo parziale l'abbiamo perso un po' per paura di vincere e poi nel terzo set abbiamo chiuso giocando davvero benissimo».
Adesso vi attende un compito alquanto arduo, confermarsi nei prossimi fondamentali appuntamenti.
«Adesso proveremo a vincere le finali regionali, vogliamo vincere per andare ai nazionali. Penso possiamo arrivare in finale e giocare contro una delle due squadre dell'Argentario, che in semifinale dovrebbero incontrarsi fra di loro. Se perdiamo le finali regionali avremmo sprecato una bella occasione, siamo una squadra competitiva anche se poi in una partita secca bisogna sempre vedere tante cose. Come i ragazzi vanno in campo, come stanno fisicamente e come giocano. A questa erà è normale avere un rendimento dei ragazzi è molto altalenante, passi da partite bellissime ad altre dove non se ne esce. Per questo gruppo questo è l'ultimo anno di Under 14, sarebbe bello chiuderlo arrivando ai campionati nazionali».

Ma in un giovanile davanti a tutto deve essere messa la prestazione o la crescita come giocatori?
«Per me è più importante una crescita a livello sportivo. A questa età ancora non si può sapere se diventano giocatori fortissimi o meno, l'importante è che crescano con una mentalità sportiva. Il risultato poi stimola per andare avanti, a continuare a giocare negli anni successivi. Ma per me la cosa più bella è vedere che diventano atleti, che si comportano da atleti, che capiscano che non è importante puntare solo al risultato, vedere che si crea un bel gruppo. I risultati vengono di conseguenza alla crescita ed al gruppo che si crea».
Il vero, unico, grande peccato è che il nostro campionato Under 14 abbia solo nove squadre. Nove squadre fra Trentino e Alto Adige. Peccato che siano poche le società che lavorano sul giovanile.
«Un peccato certo avere poche squadre, ma società che lavorano bene ce ne sono. Il C9 Arco Riva, ad esempio, è una bella società ed ha sempre lavorato bene a livello giovanile, l'Argentario stessa cosa ha sempre svolto un ottimo lavoro. In Alto Adige ci sono due squadre giovanili come Neugries e Lana, che poi si è anche ritirato, ma realtà come il Neugries lavorano bene e con impegno. Promovolley poi, anche loro lavorano bene con i giovani. Ma il problema più grosso del giovanile maschile sono i numeri, è durissima portarli in palestra a 12 anni a fare pallavolo. Il problema non è la qualità, quella ce l'abbiamo, ma il materiale umano che si ha a disposizione. Società che lavorano bene ce ne sono ma il rischio poi è di ritrovarsi in 8 a metà stagione. Nel femminile hai una valanga di ragazze, mentre nel maschile si fa molta più fatica».
E allora come fare per portare i bambini in palestra?
«Per noi sta facendo un bellissimo lavoro sul primo volley Marco Pacher, segue un bel progetto con le scuole e ogni anno porta una lista di una quarantina di ragazzi da contattare. Ma di questi in palestra poi te ne arrivano 15. Perché poi si dividono fra calcio, basket, volley eccetera... Difficile portarli in palestra e difficile fare pallavolo, rispetto a basket e calcio è uno sport meno immediato e con gesti tecnici più difficili da copiare. Poi nella pallavolo, è brutto dirlo ma è così, c'è il limite dell'altezza. Un problema, quello dei numeri, che si trascina da anni in Trentino, da quando facevo il giovanile io. Qualche giorno fa poi parlavo con alcuni conoscenti di Ancona e lì si comincia a 8 anni a fare pallavolo in palestra, da noi invece si arriva dopo, si comincia non prima dei 10-11 anni».
In Under 14 insegnare a giocare, a fare un po' di tutto, oppure ruoli ben definiti?
«Nella nostra squadra abbiamo giocatori con ruoli già definiti. A questa età si comincia a vedere una squadra strutturata, si inizia a vedere gioco, è la prima categoria dove si inizia a giocare davvero a pallavolo».

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