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Giannelli a Perugia, l'inevitabile fine di una storia romantica

Di solito le società non inviano ai media comunicati stampa quando cedono gli atleti ad altri club, ma solo quando ne arrivano di nuovi. A questa regola della comunicazione fanno eccezione alcuni casi particolari, quelli in cui a lasciare l’ovile sono giocatori simbolo, come lo è stato per la Trentino Volley Simone Giannelli, il cui passaggio nelle file di Perugia è stato ufficializzato oggi.
«Si chiude dopo undici stagioni l’avventura in maglia gialloblù di uno dei giocatori in assoluto più rappresentativi nei ventuno anni di storia del club. - si legge nel testo - Il suo percorso con Trentino Volley è iniziato già nel 2009 in Under 14 (con cui vinse subito un titolo italiano, il primo di otto ottenuti con Trentino Volley fra settore giovanile e SuperLega) ed è proseguito in maniera sempre più entusiasmante sino a diventare il Capitano ed il simbolo della prima squadra, totalizzando complessivamente 315 presenze e 1.082 punti. La carriera di Giannelli continuerà in Umbria, ma Simone resterà per sempre nel cuore di questa società, dei suoi tifosi e della città. A lui il ringraziamento per quanto vissuto insieme e l’augurio più sincero di un futuro ricco di soddisfazioni».

La fine di un progetto “romantico”, ma incompiuto

Una nota tutto sommato fredda e stringata, come deve essere un comunicato di questo tipo, che chiude ufficialmente un capitolo importante non solo della carriera del giocatore, al suo primo trasferimento importante da quando gioca a pallavolo (se si eccettua quello dal Neugries alla Trentino Volley quando era ragazzino). Giannelli è stato infatti per anni il simbolo di un club che puntava in alto non solo attraverso gli ingaggi di giocatori importanti, ma anche producendosi in casa i propri campioni, una mission di cui il regista bolzanino è stato certamente il miglior risultato, insieme ad altri atleti di alto livello come Gabriele Nelli, Filippo Lanza, Alberto Polo, Gianluca Galassi e Oreste Cavuto. Una lista alla quale si è di recente aggiunto anche Alessandro Michieletto, che in pochi giorni, dopo la sconfitta nella finale di Champions League, è passato dallo status di talento in rampa di lancio a quello di giocatore intorno al quale costruire la nuova squadra dopo l’azzeramento primaverile. Un bel salto di qualità.
Il progetto, certamente nobile e romantico in un’epoca in cui le gerarchie nello sport di vertice sono costruite quasi unicamente dalle disponibilità economiche, ha paradossalmente raggiunto il suo punto più alto quando Simone si è affacciato, in maniera clamorosa, per la prima volta sulla pallavolo che conta, ovvero nei playoff della stagione 2014-2015, che la Trentino Volley allenata da Radostin Stoytchev vinse a sorpresa, sfoderando una diagonale nuova di zecca, composta dal giovanissimo Simone e da Mitar Djuric, che presero in corsa il posto di Zygadlo e Nemec, impiegati per tutta la regular season e nei quarti di finale. A tutti era sembrato che quello potesse essere l’inizio di una storia vincente, invece le sei stagioni successive sono state, con alcune eccezioni come la conquista del Mondiale per club nell’autunno del 2018, una rincorsa senza fine ai due top team Civitanova e Perugia. Pur rivoluzionando più volte l’organico, i gialloblù dopo quella vittoria non sono più riusciti non solo a vincere qualche trofeo di prestigio, ma nemmeno a colmare il divario tecnico abbastanza ampio che li ha sempre divisi dal vertice della piramide.
Il binomio Trentino Volley - Giannelli, benché felice sotto il profilo del ritorno di immagine di entrambi, non è stato dunque particolarmente fortunato sotto quello dei risultati e dopo sette stagioni, preso atto che non esistono le risorse per mettergli intorno giocatori come Leon, Leal, Juantorena, Atanasijevic e Simon, per citare quelli che servono per vincere, è giusto che sia lui ad unirsi a loro. Se la montagna non viene a Maometto, Maometto va alla montagna, come dice il proverbio. Per i colori gialloblù si tratta ovviamente di un brutto colpo, perché nell’immaginario dei tifosi è qualcosa di paragonabile ad un addio, mai consumato, di Francesco Totti alla Roma: avevano eletto Giannelli a bandiera della Trentino Volley e al momento il pennone è desolatamente vuoto o quanto meno in attesa di nuovi vessilli. Inoltre è un brutto colpo, perché certifica la fine di questo progetto: Trentino Volley non costruirà più alcun ciclo vincente intorno al regista bolzanino.

Nuove logiche, nuova squadra, nuovo palleggiatore

Guardando la vicenda sotto un profilo un po’ meno melodrammatico, vista la piega che ha preso la programmazione del club di via Trener, il cui primo obiettivo in questo momento non è costruire un team di vertice, ma rendere la transizione verso una nuova governance il più agevole possibile, bisogna ammettere che un giocatore come Giannelli sarebbe stato fuori posto nel gruppo che si sta allestendo. Fino a quando i tre top team continueranno a disporre di cifre spaventose, per i parametri a cui eravamo abituati fino a qualche anno fa, come quelle stanziate per la prossima stagione, oltretutto dopo un periodo in cui l’economia è andata incontro ad una recessione senza precedenti nel secondo Dopoguerra e in cui gli introiti portati dal pubblico sono stati letteralmente azzerati, non ha alcun senso svenarsi con l’unico obiettivo realistico di strappare un posto in semifinale o di contendersi la terza o la quarta piazza finale. Simone Giannelli, va da sé, non c’entra nulla con una prospettiva di questo tipo.
Non solo, ma la sua presenza nell’organico è sempre stata la dolce spada di Damocle in virtù della quale la società si è sempre sentita in dovere, negli ultimi anni, di mettergli intorno i migliori giocatori accessibili al suo budget. Ora questa rincorsa affannosa a costruire a tutti i costi team ambiziosi per evitare che il palleggiatore bolzanino se ne andasse è terminata. Non c’è nulla di gioioso, ovviamente, in questa “liberazione”, ma si tratta di un ulteriore vincolo che viene sciolto al fine di rendere sempre meno onerosa la gestione del club e quindi sempre più facile il subentro di nuovi finanziatori. In quanto al problema del giocatore italiano che viene meno, se davvero dovesse essere rimpiazzato da Riccardo Sbertoli i piani potrebbero rimanere immutati: uno straniero nel ruolo di opposto e in quello di libero, Michieletto e Kaziyski in banda, Podrascanin e Cortesia al centro e la squadra è fatta. Al netto delle cessioni di Lisinac e Kooy, i cui contratti sono meno facili da piazzare di quelli di Abdel-Aziz, Lucarelli, Giannelli e Rossini. Dovesse rimanere il primo il libero dovrebbe essere giocoforza italiano, dovesse rimanere il secondo cambierebbe poco perché avendo passaporto italiano completerebbe a meraviglia la coppia Michieletto - Kaziyski. In tutto questo rimane da capire che fine farebbe Daniele Lavia, che era già pronto a prendere il posto di Kooy a Trento, ma che ora ci sta ripensando, perché fare il terzo nella nuova Itas Trentino non è come farlo in quella che aveva in mente un mese fa, ma obiettivamente rimane ancora il team nel quale potrebbe guadagnarsi più spazio, considerando che l’età di Matey, dato che a Civitanova dovrebbe sgomitare con gente come Juantorena, Lucarelli, Yant e Kovar.
La nuova squadra non sarà il dream team della stagione passata (che peraltro non ha vinto nulla ed è stato letteralmente spianato da Civitanova in semifinale), ma è un settetto che il quarto posto se lo può andare a prendere. In questo contesto, lo ammetterebbe anche il più sfegatato dei tifosi, che ci sia Giannelli o Sbertoli in cabina di regia cambia davvero poco, nel senso che non sarebbe certo il “plus” portato da Simone a trasformarlo in una squadra in grado di giocarsela alla pari con Civitanova, Perugia o Modena.

Un nuovo peso sulle spalle di Simone

Un altro aspetto che con questa operazione cambia radicalmente è quello relativo al tipo di pressione che grava sulle spalle di Simone Giannelli e della Trentino Volley. Se da una parte, come abbiamo già ricordato, la società gialloblù si è a malincuore liberata del dolce fardello di dover costruire intorno al palleggiatore un team più competitivo possibile, dall’altra lui non ha più alcun paracadute. La pressione si è spostata tutta sulle sue spalle, nel senso che se fino ad oggi ad ogni stagione deludente le responsabilità erano sempre state attribuite, forse anche sbagliando, ad altri giocatori, a chi cioè avrebbe dovuto finalizzare “meglio” il suo gioco, ora questo alibi non esiste più. Giocando con Leon, Anderson e Rychlicki, se qualcosa andrà storto nulla lo potrà salvare dai paragoni con De Cecco e Bruno, come è giusto che sia, i quali fino ad ora hanno sempre mostrato di avere qualcosa in più di lui. Quel tipo di squadra in quel tipo di società non concede alcun tipo di alibi a chi vi gioca. Inoltre Perugia è certamente una piazza meno incline di Trento a perdonare i mancati successi, come hanno già sperimentato sulla propria pelle giocatori e allenatori, quindi il gioco diventa ora molto più rischioso.
Il giocatore bolzanino ha salutato i tifosi gialloblù con questo post pubblicato sul proprio profilo Instagram:

Autore
Andrea Cobbe
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