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La Champions League rimane stregata, finale ancora amarissima

Dopo il leggendario trittico costruito fra il 2009 e il 2011, la Champions League è diventata un trofeo stregato per la Trentino Volley, che ieri sera a Lubiana ha ceduto in finale, ad un passo dal trionfo, per la terza volta consecutiva. Stavolta senza conquistare nemmeno un set, quindi nel peggiore dei modi matematicamente immaginabili.

Se lo scorso anno il ko era arrivato come una doccia gelata, forse perché si era sottovalutato il valore dello Zaksa e sopravvalutato quello dei trentini, tant’è che subito dopo fecero le valigie in cinque (Giannelli, Abdel-Aziz, Lucarelli, Kooy e Rossini), questa volta il risultato finale rientra molto più nella logica delle cose, soprattutto dopo aver visto la partita sul campo. La superiorità tecnica dei polacchi è stata infatti netta e mai in discussione, costruita sull’efficienza di un attacco sistematicamente più incisivo di quello trentino, soprattutto per merito di un giocatore, il posto-4 Kamil Semeniuk, che ha chiuso il match con un incredibile 74%, reso ancora più mostruoso dal numero irrisorio di errori (1) e di muri subiti (0). Se la Trentino Itas, dopo tre settimane di preparazione riservata a questo match, aveva elaborato un piano per limitarlo, il cui successo avrebbe probabilmente coinciso con la conquista della Coppa, data la prova per nulla eccezionale dei vari Kaczmarek (33%) e Sliwka (41%), la sua applicazione è stata pessima. Difficile dire se sia stato perché il muro gli ha offerto troppe opportunità o perché la difesa non lo ha mai frenato, rimane il fatto che con l’intensità agonistica messa in campo ieri sera dai gialloblù a Lubiana sarebbe stato impossibile vincere qualsiasi finale della più prestigiosa coppa per club.

Per tutti i 97 minuti di gioco, infatti, non si è mai avvertita, nemmeno per un attimo, la sensazione che il vento potesse cambiare direzione e volgere a favore delle vele trentine. Ogni piccolo, ma potenzialmente prezioso, vantaggio è stato smontato dallo Zaksa nel giro di pochissimi scambi e quando si gioca un intero match con l’acqua alla gola solo i colpi di un fuoriclasse ti possono aiutare. Non sono arrivati, anche perché Michieletto non era nelle condizioni fisiche per vestire questi panni (solo un 32% per lui in attacco) e Kaziyski ha fatto quello che ha potuto. È un vero peccato che la squadra brillante vista per tantissimi mesi, cioè fino al 2-0 nella serie contro la Lube, si sia poi spenta sul più bello, perdendo quattro partite di fila, che sono costate la finale scudetto e la Champions League.
Rispetto alle aspettative estive la stagione rimane sorprendente, ma questa consolazione non deve e non può lenire la delusione per un finale così moscio, la cui causa sta anche nella difficoltà a trovare risorse utili in panchina, praticamente inutilizzata anche ieri, a ragione o a torto.

Primo set (22-25) – Decide l'efficienza dell’attacco polacco

Settetto base per la Trentino Itas, mentre lo Zaksa, come noto, deve fare a meno del centrale Huber, sostituto da Rejno, schierato in diagonale all’americano Smith con Sliwka e Semeniuk in banda, Janusz al palleggio e Kaczmarek opposto.
La partenza dai blocchi dei gialloblù è poco reattiva e costa la frazione, dato che i primi due turni al servizio dei polacchi fruttano un break point ciascuno, grazie a due passaggi a vuoto di Lisinac (muro subito ed attacco out). La Trentino Itas si tiene a galla grazie ai colpi di Matey Kaziyski, suo il primo e il secondo break dei gialloblù, che valgono l’aggancio sull’8-8. Il problema è che non riescono a darsi continuità e appena abbassano la guardia vanno sotto. Ogni "down" costa carissimo in termini di punteggio. Kaczmarek batte corto su Sbertoli e Semeniuk va a nozze, poi realizza un ace su Lavia; poco dopo Semeniuk va a segno in pipe e Sliwka mette a terra il pallone del 9-14. La differenza più evidente fra i due team è che quando la Trentino Itas si procura qualche preziosa palla break non la concretizza, mentre lo Zaksa è spietato. Nonostante tutto, Trento riesce ad impattare sul 16-16, grazie all’unico momento in cui Michieletto riesce a fare la differenza, ovvero quando batte per tre volte di fila in maniera molto efficace, raccogliendo un ace e permettendo a Lavia e Kaziyski di concretizzare due occasioni importanti. Di nuovo, però, i gialloblù non reggono a lungo il ping pong dei cambi palla e cadono per mano di Kaczmarek e di un crash combinato da Sbertoli e Podrascanin, che non si trovano. Sul 20-23 la frazione è andata, chiudono Smith e Sliwka.
I NUMERI - La Trentino Itas attacca meglio (54%-50%), ma non serve granché, perché lo Zaksa raccoglie da questo fondamentale 17 punti contro 14, commettendo un solo errore contro i 3 trentini. La differenza sta tutta qui, stante l’irrilevanza del servizio e del muro. Volano Kaziyski (78%) e Semuniuk (75%), al centro Smith (80%) surclassa Podrascanin (50%) e Lisinac (33%)

Secondo set (20-25) – L’Itas spreca e poi lo Zaksa presenta il conto

Trento sa di essere vicina all’avversario, ma anche che senza un colpo di acceleratore non può invertire l’inerzia del match. Un muro di Lisinac su Rejno e un raro errore di Kaczmarek in attacco sembrano deporre a favore di un nuovo capitolo di questa storia (7-5), ma serve cinismo per poter portare a casa i set contro un avversario solido come il Kedzierzyn-Kozle e la Trentino Itas manca quasi del tutto di questa risorsa, come dimostra lo spreco di nuovi possibili break point, gettati alle ortiche da un attacco out di Kaziyski (un possibile 8-5 diventa un 7-6) e un secondo tocco in bagher di Zenger mandato dall’altra parte della rete (un possibile 10-7 diventa un 9-8). Sono questi i passaggi che decidono la finale, perché perdonare una squadra come lo Zaksa significa consegnarvisi: Kaczmarek firma il 10-10, poi sul 13-13 Trento sparisce letteralmente dal campo, ferita dal turno al servizio di Sliwka, che porta i polacchi sul 13-15, e poi da quello di Smith, che vale il 14-17. Siamo sempre lì: quando lo Zaksa si procura qualche occasione break la sfrutta, mentre i gialloblù non le capitalizzano quasi mai. Un’invasione di Kaziyski vista dal videocheck e due attacchi break di Sliwka (19-24) portano il punteggio fuori portata anche di un miracolo. Chiude Kaczmarek, usato poco, ma bene.
I NUMERI – Questa volta la differenza fra i due attacchi è ancora più macroscopica (50% contro 67%), così come il numero di punti portati alle due squadre (13 contro 18). Muro e servizio rimangono irrilevanti ai fini del punteggio, lo Zaksa capitalizza una ricezione (67%-45%) nettamente superiore a quella dell’Itas. Semeniuk disputa una frazione mostruosa: 89% senza errori e muri subiti.

Terzo set (30-32) – L’Itas ci mette il cuore, ma manca il colpo di reni

Dopo un’ora di gioco la squadra trentina è già con le spalle al muro. Il settetto non cambia di una virgola, ma la novità di inizio frazione sono due muri vincenti di Lisinac e Lavia su Sliwka, che valgono il 6-4, immediatamente vanificato da Semeniuk e da un errore di Podrascanin, che si rifà con due buoni servizi, capaci di portare i gialloblù avanti per 11-9. Tuttavia è una battaglia persa, perché ogni vantaggio conquistato faticosamente viene immediatamente dilapidato. Un errore di Kaziyski, calato alla distanza, offre l’11-11 allo Zaksa, che poi beneficia di tre errori trentini consecutivi, quello di Lisinac al servizio, quelli di Kaziyski e Michieletto in attacco, il quale poi viene anche murato da Kaczmarek (15-17). Sul 19-21 Sbertoli prova a giocarsi le ultime carte con due ottimi servizi, forieri di un ace di un raro errore di Sliwka, quanto basta per regalare all’Itas almeno un set point sul 24-23, l’unico dell’intero match. Ad annullarlo senza giocare ci pensa un servizio a mezza rete di Lisinac, seguito da un contrattacco vincente del solito Semeniuk, che apre una lunga teoria di match ball a favore del Kedzierzyn-Kozle. Trento ne annulla sei, aiutata da tre errori rossoblù, ma sul 30-31 lo stesso spietato Semeniuk non sbaglia e regala la seconda Champions League consecutiva allo Zaksa.
I numeri
- Macroscopica ancora una volta la differenza fra i due attacchi, nonostante la lunga serie di vantaggi (43%-50%), la risalita di Lavia (67%) non basta per compensare le difficoltà di Kaziyski (45%) e soprattutto quelle di un Michieletto fuori dal match (18%). Dall’altra fa quasi tutto Semeniuk (57%), anche perché i trentini non riescono mai a ingabbiarlo, penalizzati da un muro che ci capisce pochissimo.

Il tabellino

Grupa Azoty Kedzierzyn-Kozle - Trentino Itas 3-0 (25-22, 25-20, 32-30)
GROUPA AZOTY: Smith 10, Kaczmarek 13, Semeniuk 27, Rejno 3, Janusz, Shoji (L); Kluth. N.e. Kosian, Staszewski, Kalembka, Kozlowski, Zalinski, Banach. All. Gheorghe Cretu
TRENTINO ITAS: Sbertoli 1, Kaziyski 16, Lisinac 9, Lavia 6, Michieletto 13, Podrascanin 5, Zenger (L); D’Heer, Pinali. Cavuto, Albergati, Sperotto, De Angelis. All. Angelo Lorenzetti
ARBITRI: Collados di Vienne (Francia) e Ozbar di Istanbul (Turchia)
DURATA SET: 32’, 26’, 39’; tot. 1h e 36’
NOTE: 9.304 spettatori, incasso non comunicato. Grupa Azoty
Kedzierzyn-Kozle: 4 muri, 2 ace, 17 errori in battuta, 5 errori azione, 55% in attacco, 46% (29%) in ricezione. Trentino Itas: 5 muri, 3 ace, 11 errori in battuta, 10 errori azione, 48% in attacco, 48% (24%) in ricezione. Mvp Semeniuk

Autore
Andrea Cobbe
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