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Un viceministro presidente, l'autogol della Lega Pallavolo

Fino a quando la notizia non è stata ufficializzata abbiamo sperato, senza crederci troppo, che si trattasse solo di una chiacchiera da bar. Invece, in questo paese dove sempre più spesso la realtà supera l’immaginazione, soprattutto quella dai contorni horror, ci ha pensato il comunicato del 16 luglio della Lega Pallavolo maschile di Serie A ad assegnare i crismi dell’ufficialità all’incoronazione di Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, quale nuovo presidente del consorzio dei club. Premettendo che la concentrazione delle cariche di direttore generale e, appunto, di presidente sulla persona di Massimo Righi, iniziata nel 2020 e terminata giovedì, rappresentava una situazione emergenziale che si era protratta fin troppo a lungo, che andava risolta in un modo o nell’altro e che già non deponeva a favore dell’immagine della Lega, incapace di individuare fra i propri membri o all’esterno una figura autorevole, appassionata, competente in grado di mettere parte del proprio tempo a disposizione di questo ruolo (quale era stata per esempio Diego Mosna nei suoi tre mandati), il modo in cui se ne è usciti rappresenta una vera e propria caduta di stile.

In primis per il merito della scelta, ovvero quella di affidarsi non solo ad un politico ma addirittura ad un membro del governo in carica, creando una sudditanza nei confronti della stanza dei bottoni che si pensava fosse ormai confinata alle cronache del passato, quando vennero scelti Carlo Fracanzani (in carica dal 1987 al 1997), deputato democristiano dal 1968 al 1994 e ministro delle partecipazioni statali dal 1988 al 1990, e in seguito Paola De Micheli del Pd, ministro delle infrastrutture e dei trasporti (in carica dal 2019 al 2021). Quello lanciato diventa un messaggio di assoluta debolezza, poiché la Lega Pallavolo, nonostante i successi internazionali dei propri club, quelli delle nazionali italiane sia a livello senior sia a livello giovanile, nel 2026 pensa ancora che possa essere utile affidare la propria immagine ad un politico tirato per la giacchetta con il recondito (ma neanche troppo) obiettivo di guadagnare qualche appoggio che dovrebbe invece essere richiesto con autorevolezza e dignità senza la necessità di ricorrere a queste scorciatoie da ancien regime.

Esiste poi un secondo problema, che attiene alla persona scelta. Claudio Durigon, infatti, nato a Latina nel 1971, nipote di nonni veneti che si trasferirono lì nel periodo delle bonifiche dell’Agro Pontino, è il personaggio che a fine agosto di cinque anni fa fu costretto a rassegnare le dimissioni dalla carica di sottosegretario all’Economia (governo Draghi) per le parole pronunciate qualche giorno prima, in piena campagna elettorale per le elezioni comunali del capoluogo pontino, quando appoggiò con forza l’idea di rimuovere l'intitolazione a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino di un parco pubblico per ripristinare la vecchia dedica ad Arnaldo Mussolini, fratello minore di Benito ed esponente di primo piano del partito e del regime fascista. In precedenza si era già fatto notare per aver affermato con orgoglio, in una conversazione telefonica, a proposito dell’inchiesta sui 49 milioni fatti sparire dalla Lega, che «Quello che indaga, il generale, lo abbiamo messo noi».

A certificare la bizzarria di questa scelta sono state, fra il resto, le stesse parole pronunciate da Durigon (che ha accettato l’invito senza fare un plissè, invece di ringraziare e passare la mano) dopo la nomina: «Quando mi è stato proposto di assumere questo ruolo, la mia prima reazione è stata quasi di incredulità. Ho pensato: state scherzando? Non me lo aspettavo davvero».
Quindi, ricapitolando, giovedì scorso la Lega Pallavolo di Serie A ha scelto per acclamazione, una procedura da repubblica delle banane, come nuovo presidente un membro del governo in carica, omaggiando servilmente chi comanda in questa precisa fase storica (domani chissà), scommettendo inoltre su una figura che non ha alcuna competenza nel merito e pure degli scivoloni poco edificanti nella propria storia politica, quindi per questo pure poco indicato anche per un ruolo di mera rappresentanza. Se poi vogliamo rincarare la dose, la scelta appare pessima anche sul piano del puro opportunismo, dato che Durigon appartiene ad un partito che a meno di un anno dalle elezioni politiche appare in caduta libera (oggi Ipsos accredita la Lega del 5,6% di consensi contro l’8,8% del 2022) e che verosimilmente nella prossima legislatura, cioè dopodomani, conterà molto meno di quanto abbia contato in questa.
Da ultimo non va sottovalutato il fatto che un vice ministro calato nel ruolo assegnatogli indirettamente dai cittadini e determinato a servire il proprio paese dovrebbe dedicarsi in esclusiva al proprio lavoro e avrebbe declinato l’invito anche per assoluta mancanza di tempo.
Rimane quindi la domanda iniziale: cui prodest? perché macchiare in questo modo la reputazione della Lega Pallavolo di Serie A e indirettamente dell'intero movimento maschile di uno degli sport più amati d'Italia?

Foto Zani per Lega Pallavolo di serie A

Autore
Andrea Cobbe
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