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L'Itas Trentino cambia pelle, lo stupore è fuori luogo

Poche ore dopo la rovinosa caduta dell’Itas Trentino nella finale di Champions League si è cominciato a parlare e a scrivere, con toni inclini allo stupore, del possibile imminente smembramento dell’organico che era stato messo nelle mani di Angelo Lorenzetti in questa stagione. Le pesanti dichiarazioni rilasciate a tv e giornali locali dal presidente Diego Mosna, al quale non si può certo rimproverare la mancanza di sincerità o di chiarezza, si sono abbattute sui tifosi come un fulmine a ciel sereno, suscitando reazioni che si sono mosse (e si muovono tuttora) in uno spettro che va dallo sbigottimento allo scoramento. Basterebbe però compiere un piccolo sforzo e dedicarsi ad analizzare con attenzione la situazione che si è creata, e soprattutto le precise indicazioni tecniche che questa stagione ci ha fornito, per rendersi conto che si tratta di strategie perfettamente allineate con la logica della società di via Trener, che ha semplicemente preso atto del fallimento dell’ambizioso progetto che aveva lanciato nella primavera del 2020 e ne ha tratto le conseguenze.

La micidiale azione combinata di insuccessi e Covid-19

Tutto parte da due fattori chiave: uno schietto raffronto fra le aspettative cullate l’estate scorsa e i risultati effettivamente ottenuti, nonché l’emorragia economica che la pandemia ha creato, agendo su due fronti, quello della completa volatilizzazione degli incassi e quello delle ingenti spese per i tamponi ai quali le società hanno dovuto far fronte per mesi. Un’azione combinata che ha causato un danno complessivo non lontano dal mezzo milione di euro.
Anche se la società ha svelato solo dopo la finale di Verona la propria intenzione di ridurre drasticamente le spese, si tratta in realtà di una linea che era già stata decisa da tempo e se fino al 2 maggio non aveva allarmato nessuno è solo perché non era mai stata resa esplicita come è stato fatto dopo la finale di Champions League. La sconfitta contro il Kedzierzyn Kozle ha fatto da detonatore e soprattutto da amplificatore della portata della rivoluzione, dato che se con un successo di prestigio la società gialloblù avrebbe fatto probabilmente di tutto per provare a tenersi alcuni giocatori, come Abdel-Aziz e/o Lisinac, il modo in cui l’Itas Trentino ha ceduto le armi contro i polacchi ha fatto passare a Mosna e Da Re la voglia di conservare la dispendiosa ossatura di un team che alla fine ha fallito tutti gli obiettivi, anche perché si erano nel contempo volatilizzati anche quei 250.000 euro in più che sarebbero entrati nella casse societarie salendo sul più alto gradino del podio di Verona. Un esito così brutale del match più importante dell’anno e soprattutto l’aver gettato al vento un’occasione clamorosa, dato che in finale non era arrivata né la corazzata Civitanova né la portaerei Kazan, ma l’ordinato Kedzierzyn Kozle che schierava due soli stranieri, ha fatto cadere le braccia ai vertici del club di via Trener, che già avevano ingoiato senza dare in escandescenze il brutale 0-3 contro Perugia nella semifinale di Coppa Italia e le tre micidiali sconfitte consecutive rimediate contro la Lube nella serie di semifinale scudetto. Si può dar loro torto?
Della necessità di disfarsi almeno del contratto di Lucarelli la Trentino Volley non ha fatto mistero fin dai primi mesi del 2021, avendo comunicato in anticipo se non al giocatore, che sulle prime si è stupito di trovare queste notizie sui media specializzati, almeno al suo procuratore che la società nella stagione 2021-2022 non avrebbe più potuto e voluto farsi carico di un ingaggio da circa 450.000 euro. Poi le voci sono rientrate, un po’ perché non c’era una corsa delle avversarie per aggiudicarselo a quelle cifre, un po’ perché probabilmente lo stesso brasiliano si era reso disponibile a ridiscutere della cosa, ma il problema era già emerso. Qualcosa di simile era avvenuto anche intorno al contratto di Srecko Lisinac.

Una valutazione razionale dei risultati

La situazione si è deteriorata quando la Lube ha cominciato a prendere a ceffoni i gialloblù in gara-2, gara-3 e gara-4 della semifinale scudetto, infliggendo all’Itas due 0-3 casalinghi consecutivi impossibili da mandare giù anche per gli stomaci più robusti, perché quella serie ha chiarito senza possibilità di smentite che il sogno di potersi giocare i trofei con Civitanova e Perugia, le due squadre più forti del mondo, non avrebbe potuto realizzarsi, semplicemente perché quel tipo di squadre (Civitanova di sicuro, Perugia chissà) erano rimaste fuori portata.
Le cause sono molte e si concentrano in buona misura sui tre giocatori di palla alta che avrebbero dovuto fare faville, ovvero Nimir Abdel-Aziz, Ricardo Lucarelli e Dick Kooy. Il primo ha offerto prestazioni strepitose per buona parte della regular season e per tutto il corso della Champions League fino alla semifinale, ma non ha mai saputo essere decisivo nei momenti determinanti della stagione, ovvero la semifinale di Coppa Italia, la serie nei playoff contro Civitanova e la finale europea.
Il secondo si è dimostrato giocatore molto completo, probabilmente perfetto per un team dotato di un opposto e di un altro posto-4 dal braccio pesante, ma non il cecchino alla Leon, Leal, Ngapeth o Juantorena di cui avrebbe avuto bisogno la squadra trentina, che aveva lasciato andare, non dimentichiamolo, giocatori quotati come Russell e Kovacevic nel tentativo di aggiudicarsi un top player.
E che dire di Dick Kooy? Ingaggiato soprattutto perché, avendo passaporto italiano, si trattava della soluzione migliore per trovare una banda da alternare a Michieletto, ha mostrato enormi limiti in ricezione, che, uniti ai problemi fisici che lo hanno tenuto lontano dal campo per mesi da dicembre in poi, lo hanno reso quasi inservibile ad alti livelli. La fortuna dell’Itas è stata quella di aver trovato comunque buoni equilibri anche con suo giovanissimo sostituto, ma ciò non toglie che quell’acquisto si è rivelato una scelta infelice. Se a ciò aggiungiamo che pure il libero Rossini non ha affatto reso secondo le aspettative, soprattutto nella fase di difesa, si può comprendere senza difficoltà per quale motivo Mosna e Da Re abbiano infine deciso di dare un taglio a questo gruppo. L’unica strada per “raddrizzarlo” sarebbe stata quella di ingaggiare al posto di Kooy uno schiacciatore di livello mondiale, spendendo altre centinaia di migliaia di euro che in cassa non esistono. Quindi, preso atto che le distanze da Civitanova e Perugia non erano poi cambiate granché, che senso avrebbe avuto continuare a versare lacrime e sangue per supportare un monte ingaggi che a Trento non si vedeva da parecchi anni (quelli in cui l’Itas vinceva tutto)? È ragionevole fare dei grossi sacrifici economici per piazzarsi terzi invece che quarti al termine della stagione?

Un effetto domino da contenere

Come ha ripetuto più volte Diego Mosna per raccogliere risultati come quelli di questa stagione non serve un budget da 5 milioni di euro e se il club riuscirà a contenere l’emorragia di giocatori e a piazzare al loro posto quelli giusti non è nemmeno detto che nella prossima stagione i tifosi non finiscano anche per divertirsi più che in questa, fatto salvo che Civitanova, Perugia e Modena saranno comunque fuori portata. Ma lo sarebbero state, probabilmente, anche con la squadra vista quest’anno.
Sarebbe importante riuscire a limitare le uscite a quattro pedine di peso, che peraltro sono già state messe ufficialmente sul mercato: ovvero Abdel-Aziz, Lucarelli, Lisinac e Rossini, evitando che l’effetto domino finisca per coinvolgere anche Simone Giannelli, probabilmente spiazzato dall'idea di tornare a giocare solo per dei piazzamenti onorevoli. La chiave per decidere la competitività della futura Itas Trentino sta in buona misura lì, non solo perché in quel ruolo nel mese di maggio non esistono sul mercato alternative di alto livello, ma anche perché nel caso di un suo addio la Trentino Volley sarebbe quasi sicuramente costretta a puntare su un regista straniero. Se il palleggiatore bolzanino rimarrà all’ovile e dovesse arrivare un opposto di grande qualità come Kamil Rychlicki, possiamo star certi che anche nella prossima stagione vedremo in azione un’Itas Trentino di alto livello, probabilmente non inferiore a quella vista in questa stagione.

Spalle larghe sul fronte dei giocatori italiani

Uno dei motivi per i quali la società di via Trener si può muovere (e si è sempre mossa negli ultimi anni) senza subire il mercato è il fatto di aver sempre potuto contare su giocatori italiani di qualità. Rispetto alle concorrenti top ha da tempo disponibilità economiche inferiori, ma non ha mai dovuto compiere scelte forzate per riuscire a mettere sempre in campo tre atleti con passaporto tricolore ed anche questa volta potrà fondare la sua rifondazione su questa certezza: l’acquisto di Lavia come alternativa a Michieletto e la promozione di Cortesia a titolare, se uniti alla conferma di Giannelli, o comunque a un libero italiano, mettono fin d’ora Bruno Da Re nelle condizioni di poter guardare al mercato estero per tutti gli altri ruoli, magari anche per il libero. Un vantaggio non da poco.
Un settetto con le diagonali Giannelli - Rychlicki, due fra Michieletto, Lavia e Kaziyski, Podrascanin e Cortesia al centro e un buon libero non sarebbe certo da buttare. Tutto si complicherebbe non poco, invece, nel caso in cui il regista bolzanino (al quale la società ha lasciato decidere il proprio futuro, forte anche del fatto che per svincolarlo da Trento e onorare il suo ingaggio servirebbero tantissimi soldi) e l’opposto dovessero essere nomi diversi, verosimilmente entrambi stranieri. Chi vivrà vedrà.

Autore
Andrea Cobbe
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