I "soldati" di Stoytchev, come quelli di Gandin
Ci perdonino l’accostamento, gli appassionati di storia e i pochi reduci che portano ancora addosso le ferite (fisiche e morali) di quella tragica pagina di storia, ma gli accadimenti di questi giorni ci ricordano quanto successe nel lontano 1943 sull’Isola di Cefalonia. Quando, subito dopo l’armistizio dell’8 settembre, i soldati italiani della Divisione Acqui si trovarono privi di un comando e di direttive precise, a dover decidere se consegnarsi ai tedeschi, trasformatisi in poche ore da alleati a nemici, e ai loro campi di concentramento senza combattere (ma salvando provvisoriamente la propria vita), oppure se difendere la propria libertà muovendo contro di essi con altissime probabilità di soccombere, vista l’assenza di supporti aerei e navali con i quali avrebbero dovuto confrontarsi. Si trattava di scegliere fra un “piccolo” successo (salvare la propria vita, finendo comunque in prigione), ottenuto senza combattere, e un grande rischio compensato, in caso di successo, dalla piena libertà. Una decisione difficilissima, che riguardava in primis la vita e la morte dei propri soldati, da prendere in presenza di ordini contraddittori inviati da Badoglio: per questo il generale Gandin decise, per la prima volta nella storia delle forze armate italiane, di indire un piccolo referendum e di far scegliere ai soldati il proprio destino. Loro, dopo qualche titubanza, decisero di combattere e poi andò come andò. Cioè male, perché la Wehrmacht uccise, fra combattimenti e rappresaglie, circa settemila soldati italiani.
Sono davvero singolari, anche se ci auguriamo che il finale sia diverso, i parallelismi fra questa vicenda e le traversie con le quali deve fare i conti in queste ore la Trentino Volley. Qui, per fortuna, non è in gioco la vita di nessuno, e si parla solo di vicende sportive. Fino ad un certo punto, perché comunque ci sarà chi rischierà di farsi del male. Dopo il k.o. contro la Lube in gara-3 la squadra di Stoytchev si trova di fronte un calendario umanamente improponibile: dopo aver giocato domenica oggi la squadra ha riposato, domani viaggerà alla volta di Macerata e mercoledì tornerà in campo; giovedì volerà da Ancona a Varsavia, venerdì prederà contatto con il pallone Mikasa, sabato giocherà contro il Bled, domenica (in caso di successo) la finale, lunedì volerà in Italia e martedì tornerà in palestra per preparare la finale di Bologna oppure gara-5 contro Macerata in programma il giorno successivo. Un tour de force che metterà a rischio l’integrità fisica dei giocatori, prima ancora dei risultati, che sono anche uomini, e che ha posto il problema di decidere se rinunciare a giocare la Champions per poter conservare forze sufficienti da impiegare nei playoff italiani, oppure recarsi a Lodz, aumentando il rischio di perdere tutto. Una scelta difficilissima. Che anche in questo caso è stata demandata alla squadra. La quale ha deciso, manco a dirlo, di non darla vinta a nessuno e di scendere in campo su tutti fronti a rischio della salute. Ovviamente ci auguriamo che i parallelismi finiscano qui.
«Personalmente avrei optato, come avevo indicato già da diverso tempo, per non prendere parte alla Final Four di Champions League visto il gravoso sforzo che ci attenderà nei prossimi giorni – ha rivelato il Presidente Diego Mosna - ma prendo atto con molto orgoglio della decisione di tutta la squadra e dello staff che, malgrado siano perfettamente coscienti dei rischi fisici oltre che tecnici, vogliono assolutamente partecipare alla due giorni europea di Lodz. Una scelta che ancora una volta dimostra come questo gruppo abbia un grandissimo carattere e voglia assolutamente scrivere un’altra prestigiosa pagina, la più bella, della storia di questa Società».