Tofoli lascia Trento, buona fortuna Paolo!
Dopo Andrea Sartoretti, dunque, anche Paolo Tofoli ha lasciato Trento. Di tutti i giocatori che hanno vestito la maglia dell'Itas Diatec, è senza dubbio quello che ha lasciato il segno più profondo all'ombra del Bondone. Ricordiamo ancora quel lungo braccio di ferro che Mosna ingaggiò con Cuneo, quattro estati fa, per prendere un palleggatore coi fiocchi e per aprire la strada ad altri ingaggi eccellenti; ricordiamo ancora il blitz del presidente per acquistare il cartellino del regista fanese da Becchetti, presidente di una Roma Volley ormai in piena smobilitazione, mentre in Piemonte cercavano di convincere il giocatore a fare rotta verso l'ambiziosa squadra allenata da De Giorgi. Alla fine la vinse Trento, la sua posizione meno decentrata e il suo entusiasmo ebbero la meglio sulla maggiore competitività di Cuneo. Un'operazione brillante che purtroppo questa estate il patron della Diatec non ha potuto bissare per aggiudicarsi la corsa a Sintini. Troppo conflittuali i rapporti con Bruno da Re e con la Sisley per pensare di avere la meglio su Macerata, che invece con la Ghirada aveva stabilito da tempo una corsia preferenziale.
Nel salutare Tofoli, un amico oltre che un ex giocatore dell'Itas, vogliamo ricordare soprattutto la persona. Paolo, di tutti i campioni che sono venuti dalle nostre parti in cinque anni di A1, è stato l'unico a mettersi sempre a completa disposizione di tifosi e giornalisti, rappresentando così un punto di approdo sicuro per i taccuini e i microfoni anche quando le cose andavano male e i compagni si rifugiavano sotto le docce. Su di lui abbiamo sempre potuto contare, sia alla fine dei match sia durante la settimana e per questo ce lo ricorderemo a lungo.
I risultati, purtroppo, non parlano a suo favore, ma non perché sia mancato il suo talento, quanto perché intorno a lui si è sempre rotto qualcosa. La prima stagione, che doveva portare in dote almeno i playoff, fu segnata dal crollo verticale dei due serbi (Mester e Boskan) nel girone di ritorno e dai problemi di adattamento di Goriouchev. La seconda, quella dei grandi acquisti, fu segnata da una fila interminabile di infortuni, che colpì duro Sartoretti, Bernardi e Fortunato, e alla fine pure Sorcinelli (nella memorabile gara-5 del PalaPanini). La terza, dopo una regular season irresistibile, fu segnata ancora da un triplo "azzoppamento" (Bernardi, Sartoretti e Kazakov) che impedì ai ragazzi di Prandi di andare a predersi una finale già scritta con Treviso e infuocare un'intera città. La quarta, l'ultima, si è aperta con il suo stop e quello di Savani, ma poi è stata segnata dalla stagione troppo altalenante dei reduci olimpici, ovvero Sartoretti, Vujevic ed Heller. "Su questa città c'è una nuvoletta nera che colpisce sempre al momento giusto" ci ha fatto notare la moglie Valentina prima di congedarsi a malincuore da una città che ormai li aveva adottati e non le si può dare torto.
Sul divorzio più o meno consensuale fra l'Itas Diatec e Paolo ognuno può dire la sua. Non fossero nati quei dissapori intorno ad un episodio significativo, ma non cruciale, come la disdetta a sua insaputa del contratto di affitto da parte della società, la separazione sarebbe stata cordiale e per nulla traumatica. Purtroppo quello screzio, causato in primis da una società che ha fatto ciò che era in suo diritto ma con poco stile e anche da un articolo che ha finito per costruire un incidente diplomatico che poteva rimanere fra quattro mura, ha eliminato con largo anticipo ogni possibilità di trattare un prolungamento del contratto e ha reso certo ciò che fino allora era solo probabile.
Probabile perché tutti gli elementi erano già maturi per un addio del regista marchigiano. In primo luogo Diego Mosna ha deciso da questa primavera di chiudere l'era dei senatori e dei giocatori titolati, per aprire quella dei giovani di belle speranze, meno costosi e più robusti fisicamente. In secondo luogo l'ultima stagione ci ha chiarito che Tofoli, oggi, è ancora un regista perfetto per una squadra forte a muro, in battuta e in ricezione, capace di mettergli la palla sulla testa per sfruttare appieno la sua precisione (la più alta del mondo, secondo molti attaccanti di razza) e la sua velocità, ma non è il giocatore giusto per un team che fatica in ricezione e non può contare su una battuta violenta capace di aiutare il muro, perchè questa situazione esalta i suoi punti deboli e svaluta i suoi punti di forza. Il terzo luogo se si deve aprire un nuovo ciclo è giusto che si cominci a farlo dal ruolo più delicato, quello del regista, a patto che si scelga un giocatore di qualità e si abbia la pazienza di farlo maturare come ha fatto Perugia con Sintini. In quarto luogo lo stesso Tofoli desiderava avvicinarsi alla sua Fano per prendere possesso della nuova casa, per dare ai figli la possibilità di mettere finalmente radici e per seguire da vicino l'attività che ha avviato (un centro wellness) per il dopo volley.
Noi lo salutiamo con affetto ringraziando il destino per averlo portato a Trento per un periodo così lungo. Un periodo nel quale abbiamo capito perché Velasco lo ha sempre preferito a Vullo (pur fisicamente più dotato a parità di tecnica) e perché con lui la nazionale ha sempre vinto tanto. La sua umiltà ha creato terreno fertile per la sua costante crescita tecnica e per dare tranquillità ai compagni di squadra chiamati a mettere a terra i suoi precisissimi palloni.
A 39 anni Paolo ha trovato una squadra ambiziosa disposta a scommettere ancora su di lui. La Perugia che giocherà la Champions League, la Perugia di Sacripanti ed Osvaldo Hernandez con i quali ha vinto un memorabile scudetto a Roma. Un "in bocca al lupo" è il minimo che possiamo consegnargli.