La Diatec che non ti aspetti alza la prima coppa
Le Supercoppe, si sa, propongono sfide un po' strane. Mettono di fronte squadre assemblate da pochi giorni, che si contendono un trofeo dal valore limitato, etichettato, per una serie di sfortunate coincidenze, come portatore di malasorte, visto che in un solo caso, da quando esiste, chi se lo è aggiudicato ha poi guadagnato lo scudetto. In questa 18ª edizione la Supercoppa sarebbe stata d'ufficio della Trentino Volley, detentrice sia della Coppa Italia sia dello Scudetto, così, in mancanza di una sede terza, la Lega Pallavolo l'ha portata al PalaTrento, a casa di chi l'aveva virtualmente rimessa in palio. E pensare che era stata lanciata come una manifestazione dall'alto valore promozionale, da portare nelle città prive del grande volley, come Napoli (1997), Trieste (1999 e 2007), Rieti (2000), Agrigento (2001), Roseto degli Abruzzi (2004), Milano (2005), Firenze (2008), Frosinone (2009), Torino (2010), Cagliari (2011). Altri tempi, ora il volley di casa nostra per sopravvivere deve aggrapparsi alle poche certezze che le rimangono, ovvero a piazze storiche come Modena, Macerata, Cuneo, Piacenza e Trento appunto, che si prendono in carico anche l'organizzazione di eventi di questo tipo.
Eppure per la Trentino Volley il successo di ieri è oro colato, perché arriva con un tempismo perfetto per caricare la tifoseria, anche quella delusa dall'emigrazione estiva di campioni, in vista della nuova stagione, per dare una spinta alla vendita degli abbonamenti e per caricare un gruppo ancora in cerca di un'identità.
La brutta copia di Macerata
Non sappiamo se la Lube sia giunta al PalaTrento convinta di fare un sol boccone della nuova Diatec, mutilata dei quattro assi che il giorno prima avevano vinto l'omologo trofeo in Turchia (Raphael, Kaziyski, Juantorena e Djuric) o se invece l'ha presa come un'amichevole di lusso, fatto sta che ieri sera ha finito per fare una brutta figura. Sia chiaro, questa è solo una copia sbiadita della Macerata che vedremo in campo nei prossimi mesi, quando Baranowicz comincerà a trovare l'intesa con le sue bocche da fuoco e la coppia di palla alta composta da Zaytsev e Kurek comincerà a funzionare a pieni giri. I due problemi più evidenti, ieri, sono stati il numero di errori commessi (12 su azione 17 in battuta) e la fragilità della ricezione, almeno nei due posti-4. Parodi, in particolare, appare fuori condizione, e Kovar non ha fatto molto meglio quando è stato chiamato a sostituirlo. Imperdonabile la serie di errori che ha portato il punteggio del primo set da 5-11 a 13-14.
Trento libera da pensieri
La Diatec ha mostrato di essere partita da "materiale grezzo" di qualità e di avere carattere. Il nuovo corso ha azzerato gli automatismi, ma ha anche eliminato la pressione che il gruppo doveva sopportare in veste di favorito, sempre e comunque. Così Lanza e compagni possono permettersi di giocare senza preoccupazioni anche quando sono sotto di cinque punti, con l'incoscienza e la spregiudicatezza di chi sa di avere poco da perdere in partite come questa. Almeno per ora, poi si vedrà. Se una delle grandi qualità dei sestetti trentini del recente passato era quella di schierare terzetti di palla alta molto completi (prima Kaziyski - Winiarski - Nikolov, poi Kaziyski - Winiarski - Vissotto, poi Kaziyski - Juantorena - Vissotto, poi ancora Kaziyski - Juantorena - Stokr) anche questo, fatte le dovute proporzioni, sembra ben congegnato. Nessuno dei tre, fra Sokolov, Ferreira e Lanza, può essere considerato un braccio leggero in attacco e tutti e tre dispongono di una buona battuta. In ricezione nessuno degli schiacciatori è un fenomeno, ma nemmeno le ultime Itas Diatec facevano faville in seconda linea. La grande differenza, per ora, la fa il numero di errori e di muri subiti, ovvero l'efficienza, che ieri sera si è attestata su valori non paragonabili a quelli degli illustri predecessori: +3 per Ferreira, +5 per Sokolov, -2 per Lanza. Sulla gestione dell'errore Serniotti dovrà far lavorare sodo i suoi.
La strana storia del primo set
L'incontro è cominciato con una frazione dall'andamento schizofrenico. La Lube è partita a mille, spaventando la Diatec a forza di muri: dei primi cinque punti biancorossi ben quattro sono arrivati grazie a questo fondamentale. Poi si sono aggiunti un'invasione di Suxho e un attacco out di Ferreira, che hanno portato Macerata sul 5-11 in men che non si dica. Pareva quasi che in campo ci fosse un gatto impegnato a torturare un topo. Quando il set sembrava deciso e la partita incanalata su binari precisi, Baranowicz e compagni hanno però dato il via al festival dello spreco: tre errori consecutivi su azione con due attacchi out di Parodi e un muro di Burgsthaler su Kurek hanno bruciato quasi tutto il gap (10-11). Chi c'era al servizio? Naturalmente Emanuele Birarelli, che pure i suoi amici azzurri dall'altra parte della rete dovrebbero conoscere a memoria. Invece hanno incassato senza colpo ferire il filotto che ha riaperto i giochi. Alla Diatec con un Sokolov ancora fuori dal match non è sembrato vero di ricevere un aiuto del genere e così si è tuffata nel pertugio che ha trovato aperto davanti a sé senza più fermarsi.
Lanza e Sokolov si sono occupati del cambio palla, Ferreira, con due ace consecutivi su Kurek, ha riscaldato i cuori del pubblico trentino, ancora indeciso se entusiasmarsi o studiare la situazione. Nel rush finale è uscita la grinta dei padroni di casa: bellissimo il muro a uno di Sokolov su Kurek, così come quello finale di Birarelli su Zaytsev. La frazione si è chiusa con la bellezza di 19 errori spalmati sui due campi. Un'enormità, pagata a caro prezzo dalla Lube.
Nel secondo set la storia si ripete
La frazione successiva inizia ancora nel segno della Lube, che sfrutta due lampi di Kurek (attacco ed ace) per portarsi a +2. Un vantaggio che conserva fino al 6-8, quando ricomincia a regalare in serie: battuta sbagliata di Kovar, fallo di Baranowicz, attacco out di Zaytsev, errore di Kovar, altra "doppia" di Baranowicz e altro erroe di Zaytsev in attacco. La Diatec, che nel frattempo aveva trovato l'ace di Ferreira e la buona serie di Lanza dai nove metri, ringrazia nuovamente e va a +4 con un muro di Burgsthaler (20-16). Con le battute di Zaytsev e il muro, Macerata si riporta sotto (22-21), ma Ferreira non sbaglia l'ultimo attacco. La Lube chiude la frazione con un numero di errori addirittura superiore a quello relativo al primo set: 12.
L'ultimo atto è ai tre moschettieri trentini
Tanto per cambiare anche nella terza frazione è la Lube a mettere la testa avanti e a condurre. Stavolta fino al 16-17, anche con tre punti di margine (10-13 e 13-16). Zaytsev si carica la squadra sulle spalle, il muro marchigiano ricomincia a pungere e Parodi, rientrato al posto di uno spento Kovar, si mette in luce con due belle battute. Sembra il set destinato a riaprire i giochi, invece la Diatec reagisce ancora una volta con energia, sospinta da un terzetto di palla alta che chiuderà la frazione con percentuali eccezionali: 67% Ferreira, 75% Lanza, 64% Sokolov. Burgsthaler acchiappa la parità (17-17) con un muro sul disorientato Parodi, poi Ferreira piazza altre due belle battute che Sokolov trasforma in break point (21-19). Sul 23-21 Trento tocca a muro e difende (con Colaci) alla grande consentendo a Lanza di mettere a segno il pallonetto del 24-21. Ancora a secco in fatto di ace, Sokolov decide di realizzare il primo per chiudere l'incontro: è una sassata micidiale da posto-1 a posto-5 su Kurek, che, pure piazzatissimo, viene colpito e affondato dalla sfera.
Per Suxho esordio con mvp
Il regista americano non poteva chiedere di meglio per la prima ufficiale con la maglia del suo tredicesimo club: per lui primo trofeo nel nostro paese e premio di mvp. Ha vinto nettamente la sfida con Baranowicz, usando con parsimonia il braccio pesante di Ferreira (7 attacchi con il 71%) e scatenando Sokolov nei momenti decisivi con assist puliti. Si muove velocemente in campo quando la ricezione non è positiva e ci mette del suo in difesa. Fondamentale nel quale Colaci ha vinto la sua sfida personale contro il titolato Henno. Max si è gettato sotto a tutte le bordate che ha potuto intercettare caricando i compagni.
Successo con quattro italiani
Questa Diatec può anche permettersi di fare a meno di uno straniero. Il settetto di ieri ha infatti schierato ben quattro giocatori italiani (Birarelli, Burgsthaler, Lanza e Colaci), una situazione che si configurava molto raramente negli anni passati. A rimetterci, per ora, è Sebastian Solè, chiuso da due centrali preziosi come Birarelli e Burgsthaler, che anche ieri è risultato il miglior muratore di Trento (4 block). L'argentino, però, ha stoffa, e avrà l'occasione per mettersi in mostra, deve solo avere un po' di pazienza.