La Diatec supera ancora il Noliko e conquista i playoff-6
La missione base è compiuta. La Diatec Trentino, battendo per 3-1 il Noliko nel retour match dei playoff-12 di Champions League, ha superato tutti i turni alla propria portata della più importante manifestazione mondiale per club e da adesso in poi giocherà per sorprendere. Se, infatti, per cinque stagioni l'obiettivo degli Stoytchev boy era stato quello di vincere, in questa annata di trasformazioni già conquistare i playoff-6 (peraltro mancati un anno fa) era considerato un risultato di peso. I ragazzi di Serniotti lo hanno fatto proprio perdendo solo un incontro (su otto) del tutto ininfluente sul campo di Berlino. Certo, le varie Izmir, Lugano, Berlino e Maaseik farebbero fatica a giocare nel campionato italiano, ma è un fatto che Suxho e compagni siano riusciti a tenerle sempre tutte sotto il tacco ed ora sono pronti per dare l'assalto ad una big come il Belgorod. Per portare a Trento la quarta Champions League da adesso in poi dovrebbero vincere tre finali, un'impresa probabilmente fuori portata per le forze degli irriverenti e smaliziati ragazzi allenati da Serniotti e Roscini, ma da adesso in poi scenderanno i campo senza nulla da perdere e contro la corazzata Belgorod, probabilmente la formazione più forte della Champions 2014, potranno disputare il secondo incontro al PalaTrento. Ci sarà tempo per parlarne, intanto riavvolgiamo il nastro di qualche ora e torniamo a ciò che abbiamo visto ieri sera in via Fersina.
La gara ufficiale dura due set, che si chiudono 50-42
La storia delle prime due frazioni è la storia di questo incontro, giacché con due frazioni in saccoccia la Diatec avrebbe potuto qualificarsi ai playoff-6. Non è la partita del Lotto Dome, che aveva lasciato al Noliko spazi di manovra: la Diatec ingabbia subito la fase break belga, conquistando i break necessari per scappare via nelle rotazioni con Birarelli e Suxho al servizio. A firmarli sono il muro e la battuta, mentre l'attacco, regolarissimo, viene utilizzato per il cambio palla, che gira come un metronomo. Ferreira e Solè si ergono a protagonisti, mentre dall'altra parte della rete Menzel deve fare quasi tutto da solo. Questo tipo di rappresentazione dura fino al 19-13, quando improvvisamente il Maaseik rialza la testa. È ormai troppo tardi per mettere a repentaglio il set, ma la squadra trentina finisce per trovarsi 24-23 senza sapere come e perché. Il come è presto detto: tre break point per i rossi con l'efficace servizio di Menzel (muro su Birarelli, attacco del redivivo Pereira e ace su Colaci), altri due le battute del modesto Lecat (il cambio palla di casa si paralizza) e uno costruito con un ace di Valkiers (entrato solo per quel turno al servizio) ancora su Colaci. Il perché anche: un calo di tensione trentino combinato con la voglia dei belgi di non uscire troppo presto di scena. Una bordata di Sokolov chiude il sipario prima che sia troppo tardi. Eloquente il 62% finale dell'attacco di casa.
Nel set successivo la Diatec pensa bene di mettere subito al sicuro la frazione e la qualificazione, giocando in maniera impeccabile, guidata da un Suxho in grande spolvero. Il merito è soprattutto del muro, che chiude ogni varco agli attaccanti ospiti, ma anche il servizio fa la propria parte, combinando efficacia e ridotto tasso di errore. Birarelli dà sfoggio di solidità (primo e tempo e muro vincente su Pereyra), il centrale Parkinson getta alle ortiche un primo tempo, poi Sokolov infila tre battute micidiali consecutive, che portano due ace. Sul 7-3 c'è già troppa Diatec per questo Maaseik, ma poi il divario diventa ancora più ampio grazie alle battute di Suxho sul povero Menzel, che va completamente "in aceto": errore in attacco, ricezione in palleggio sbagliata e due muri subiti non sono sufficienti per convincere Verstraten a sostituirlo, anche perché in panchina la coperta è corta. Sul 14-6 ce ne sarebbe abbastanza per chiudere la pratica qualificazione e tornare tutti a casa, ma bisogna proseguire e Trento lo fa senza più premere sull'acceleratore. Qualche brivido scorre lungo la schiena di Serniotti quando Pereyra realizza tre ace consecutivi (da 19-13 a 19-16), ma poi un muro di Solè e un errore di Menzel archiviano la pratica.
Nelle due frazioni di allenamento finisce 51 pari
Chiuso il discorso qualificazione, Trento mette a riposo quattro titolari (Suxho, Sokolov, Lanza e Birarelli) e dà spazio a Sintini, Szabò, Fedrizzi e Burgsthaler. La partita in ogni caso rimane vera, nessuno si tira indietro. Ne esce una tira e molla divertente per il pubblico, fatto di accelerazioni e frenate, sorpassi e contro sorpassi, che si risolve solo sul 26-28. In mezzo ci sono due serie micidiali di servizi di Szabò, che fruttano la bellezza di cinque break point (con due ace), tre ace consecutivi di Ferreira, che risponde così alla identica serie realizzata da Pereyra nel set precedente, ma nonostante una tale potenza di fuoco in battuta (alla fine saranno sei le battute-punto trentine nella frazione), un misero 37% in attacco e sei errori su azione vanificano lo sforzo, concentrati nella parte finale, dal 25-24 al 26-26. Buon per i giocatori che aspettavano con ansia di scendere in campo, dato che vi possono rimanere per un altro set, nel quale la Diatec fa leva su Szabò, Fedrizzi e Solè, cercato con insistenza da Sintini, per alzare il rendimento dell'attacco, ma è il muro l'arma decisiva (5-2) per fermare lo scatenato Pereyra, una cui battuta sbagliata chiude il match.
Cosa ci è piaciuto
Nelle file trentine l'approccio è stato quello giusto. Se si eccettua il calo di concentrazione pagato dopo il 19-13 del primo set, nel resto dell'incontro che contava (i primi due parziali) la Diatec ha tenuto sempre in mano la situazione. Le alte percentuali d'attacco sono figlie della precisione di Suxho e della sua conoscenza ormai pressoché perfetta delle caratteristiche dei compagni. Con Solè, che era suo compagno anche lo scorso anno in Argentina, si trova a memoria, con Birarelli anche. Nel momento in cui Sokolov, tornato dagli impegni con la nazionale in condizioni fisiche precarie, e Ferreira, il cui stop di due settimane lo ha mandato fuori ritmo, raggiungeranno una condizione ottimale la squadra potrà giocarsela con tutti. A patto di riuscire a limitare gli errori in battuta, come sta facendo ora. Contro Modena, nel quarto di finale di Coppa Italia, potrebbe bastare, contro Macerata (in campionato) e Belgorod (in Champions) forse no, ma nessuno ad inizio stagione avrebbe chiesto a questo gruppo di fare le scarpe a queste corazzate.
Nelle file del Noliko ci è piaciuta la prova di Pereyra, che ha cominciato con il freno a mano tirato, ma poi ha messo a terra una grande quantità di palloni difficili, e a tratti quella di Menzel.
Cosa non ci è piaciuto
Più di così, probabilmente, il Noliko non può dare e il livello di gioco non è sufficiente per fare altra strada in questa manifestazione. Nel girone B il Belgorod ha polverizzato questa formazione con set vinti a 11, a 18 e ancora a 18, e quindi non è un caso che esca di scena. Paga certamente la mancanza, per infortunio, dello schiacciatore Maan, giocatore che dà equilibrio al sestetto, dato che il giovane Lecat è lontano dal suo livello (ieri 33% in attacco), ma anche i centrali faticano a tenere il ritmo, soprattutto a muro dove incidono troppo poco. L'idea di cominciare il match con il secondo regista Devany non ha dato i risultati sperati, ma anche con Valkiers probabilmente sarebbe cambiato poco. Note poco liete anche per il libero Derkoningen, ottimo difensore, ma incerto ricevitore, che ieri ha incassato ben 5 ace.