La Diatec butta via il quarto set e il Lokomotiv ringrazia
di Mattia Eccheli (da Betim)
Trento ha abdicato. In Brasile non potrà difendere il titolo mondiale conquistato per quattro volte di fila a Doha, in Qatar. Contro i campioni d'Europa del Lokomotiv Novosibirsk ha ceduto per 3 a 1 al termine di una partita che poteva almeno finire al tie-break. Perché nella quarta frazione la squadra di Serniotti era riuscita a disporre di 6 punti di vantaggio: un tesoretto poi dilapidato fino al 23-25 finale. A “tradire” i gialloblu è stato il fondamentale che aveva finora riservato le maggiori soddisfazioni e cioè il muro (8 blocchi contro i 12 degli avversari, quasi la metà dei quali ascritti a Camejo). Un conto è arginare iraniani, giapponesi e argentini, tutti più piccoli e meno tecnici. Un altro è opporsi a martelli come Moroz, Divis o Volvich. Anche le percentuali in attacco sono state diverse: nella prima frazione, quella vinta da Trento, Sokolov viaggiava a ridosso del 90% e Ferreira era sopra l'80%. Poi il calo. Costante ed inesorabile. Anche perché i russi hanno cominciato a prendere le misure a Suxho, che più di una volta ha costretto i suoi compagni di squadra ad una doppia azione d'attacco, chiamandoli in causa due volte di fila. Solo che i siberiani se lo aspettavano. E Li hanno murati. È accaduto a Lanza, a Ferreira e, in chiusura, a Sokolov. L'opposto di Trento ha prima mandato fuori l'attacco che ha regalato il match point al Lokomotiv e poi è stato "stampato".
Il primo è il set più breve e si combatte punto a punto. Pochi i break. Lanza sbaglia in battuta, tre volte. I russi mettono la freccia a ridosso del finale (21 a 23 e 22-24) dopo un “rosso” inflitto dall'arbitro domenicano Cespedes (più di una certezza a suo carico) a Suxho, ma non riescono a chiudere la frazione. Una Trento sobria, umile e anche efficace (76% in attacco) stringe i denti: recupera, difende e chiude con un'infrazione fischiata a Camejo.
Nel secondo set la Trentino Diatec si porta sul 2 a 0 e poi subisce un parziale di 0 a 4. Si riscatta in battuta (3 ace in totale alla fine della frazione), ma non riesce ad assumere il comando delle operazioni. È sempre costretta ad inseguire perché i russi (che pure servono meglio) sporcano gli attacchi: infatti l'efficienza cala paurosamente al 42%. Quella del Lokomotiv schizza al 73%. Finisce 21 a 25 in 26 minuti e mezzo. Il terzo parziale è il più brutto ed i due alzatori ingaggiano una battaglia personale sotto rete (Butko si esibisce anche in una bella murata). Trento parte sempre con il piede giusto ed arriva al primo time out con 3 punti di vantaggio (8 a 5). Poi si perde, di nuovo, ed al secondo arriva già con 3 lunghezze di ritardo (13 a 16). Serniotti toglie Burgsthaler, che riesce raramente a passare e ad essere efficace a muro (3 punti in due set e mezzo). Entra Solè, che viene subito chiamato in causa e mette a terra il suo primo pallone: è l'ottavo giocatore trentino ad andare a punti. Ma non basta, perché nonostante qualche sussulto (22 a 23) ed un set ball annullato, Butko chiude la frazione con un ace “sporco” sul 24 a 26.
Trento deve inseguire. Non si lascia scoraggiare e, anzi, forzando di più in battuta, riesce ad impedire ai russi di giocare con eccessiva facilità. L'8 a 4 è facile facile. Lanza prima con un servizio vincente e poi con una battuta, che mette in grave difficoltà il Lokomotiv, fa volare Trento al massimo vantaggio: 11 a 5. Poi i meccanismi si inceppano ed i gialloblù non riescono non solo a conquistare più il break, ma nemmeno a infilare cambi palla. Si fanno recuperare fino al 15 a 13 e poi raggiungere sul 18 pari. Ottengono con Sokolov (da seconda linea) il punto più combattuto dell'intera partita, ma quel 19 a 18 sembra più aver sfinito Trento che spronarla. Lo stesso opposto si fa murare da Volvich, anche se poi Birarelli riporta Trento a +1 (23 a 22) grazie ad un buon turno in battuta di Solè. Il time out chiamato da Voronkov è provvidenziale. Trento si spegne tra gli (inutili) applausi del pubblico che tra i campioni del mondo e quelli d'Europa si dichiara apertamente e rumorosamente per quelli del mondo. Ma non basta. La rinuncia al “trono”, con due sconfitte in quattro partite, non è umiliante perché non sorprende. Anche se i rimpianti non mancano: costringere al quinto i russi non era impossibile.
Adesso non resta che la finale di consolazione. Un'eventuale vittoria significa comunque un premio di 90.000 dollari.