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Per la Diatec sesto ko consecutivo, la nostra analisi

La notizia, giornalisticamente parlando, non è certo la sconfitta. Anche per una Diatec al completo ed in buona forma sarebbe stata impresa ardua espugnare il campo di Piacenza. Non dimentichiamoci le “ripassate” che hanno incassato lo scorso nelle due finali scudetto i ragazzi di Stoytchev, annichiliti dal servizio biancorosso e dalle bordate di Zlatanov. E non lo è nemmeno la serie di sei ko consecutivi, visto che nel mucchio ci sono anche altri tre match “ingiocabili” come quello di Macerata e i due contro il Belgorod. Ciò che spaventa, piuttosto, è il costante calo della squadra trentina nella qualità del gioco. Sembra quasi che ogni settimana vada un po’ peggio della precedente. Le assenze pesano molto, lo sappiamo, ma una squadra di A1 deve saper imbastire un impianto di gioco anche in assenza del suo attaccante leader, appoggiandosi ad altre sicurezze, se le ha. Le era già successo a Perugia, per esempio, di dover respingere l’assalto di una squadra forte senza Tsetso: la struttura aveva retto ed erano arrivati due punti che avrebbero potuto chiudere in anticipo in discorso legato al terzo posto. Ora invece il giocattolo sembra essersi rotto e con esso i sogni di poter rimanere agganciati ad una futuribile “Zona Champions”, rimasto l’ultimo vero obiettivo stagionale.

L'mvp Luca Vettori contro il muro trentino
L'mvp Luca Vettori contro il muro trentino

A Piacenza si sono salvati solo i centrali
Ieri sera è bastato poco per sfaldare le poche certezze trentine. Nella prima frazione già sull’8-5 tutto sembrava compromesso. Poi una bella serie al servizio di Nelli (cinque consecutivi senza errori) ha sorpreso la ricezione piacentina e, anche grazie alla testardaggine di De Cecco (che ha servito sempre Papi), ha portato ad un sorpasso incoraggiante: 8-10. Tuttavia quando si vive di prodezze individuali o di congiunture particolari non si fa molta strada. Ed infatti grazie a due errori in attacco dello stesso giovane opposto il punteggio si è portato in un lampo sull’11-10, che è poi diventato un 13-11 grazie all’invasione di Suxho. Un 15-12 grazie ad una invasione in attacco di Solè e un 17-14 grazie alla battuta in rete di Ferreira. Con una produzione di errori di questa portata all’avversario di turno basta sedersi in poltrona ed attendere gli eventi: che si chiami Piacenza o Vibo Valentia non fa differenza.
Nel secondo set la Diatec ha retto bene il campo fino al 15-15, grazie alla buona vena di Lanza e Solè, poi sul più bello De Cecco ha trovato l’ace sull’incerto Fedrizzi e Fei ha murato Lanza (17-15). Sul 19-17 Trento avrebbe ancora potuto giocarsi qualche carta, ma il turno al servizio di Fei ne ha devastato la ricezione: attacco di Zlatanov, errore di Lanza, muro di Simon, attacco di Simon e attacco di Zlatanov: 24-17 e tutti al cambio di campo dopo la battuta sbagliata da Burgsthaler.
Quanto al terzo set, basta descrivere l’avvio della frazione per rendersi conto della fragilità del gioco trentino: 4-2 con un attacco out di Burgsthaler, 5-2 con un attacco out di Lanza, 6-3 con una battuta alle stelle di Nelli, 7-5 con una battuta in rete di Lanza, 11-9 con un battuta lunga di Fedrizzi. Con una produzione di errori di così vasta scala è impossibile riuscire a tenere sotto pressione chi sta dall'altra parte della rete, al quale basta sbagliare il minimo indispensabile per portare a casa il set. Sul 12-11, tuttavia, Suxho e compagni erano ancora lì attaccati all’avversario, che non stava certo spingendo sull’acceleratore, ma tre ottime battute di Vettori (con un ace e mezzo) e un ace di Simon hanno portato il tabellone sul 19-14. La gara si è chiusa lì, anche se c’è stato il tempo per assistere ad un punto realizzato da De Cecco in palleggio con i piedi per terra. Roba da torneo amatoriale.

Simon contro Solé, derby americano
Simon contro Solé, derby americano

Non solo infortuni dietro a questa fila di k.o.
Proviamo a dare un spiegazione di ciò che sta succedendo in casa Diatec in queste settimane. In primo luogo pesa l’assenza di Sokolov: dover fare a meno di un braccio così pesante, che attacca regolarmente almeno un terzo dei palloni, destabilizza tutto il gioco trentino. In banda, infatti, non ci sono Kaziyski e Juantorena, che risolvono, ma ragazzi che sono abituati a giovarsi degli spazi lasciati loro dalla marcatura predisposta su Sokolov. Se Lanza sta cercando di tenere botta, gli altri schiacciatori, Fedrizzi e Ferreira, sono finiti in una buca. Non gli riesce di battere con efficacia, né di attaccare, non più nemmeno di murare, che pure sarebbe un fondamentale principe del portoghese. Se l’opposto è un ragazzo alle prime armi e una delle due bande non gira, la partita è già finita prima di cominciare.
Un calo di forma ha interessato anche il regista, Suxho, che aveva fatto vedere ottime cose nel girone di andata, ma adesso è in affanno. Quando la ricezione lo fa correre, ovvero fin troppo spesso, fatica a servire palloni alti da attaccare appoggiandosi al muro. In difficoltà appare anche in difesa. In un contesto di questo tipo non si può certo chiedere Nelli di risolvere la situazione. I mezzi fisici sono dalle sua parte, ma il ruolo di opposto è fatto di traiettorie velenose e millimetriche e lui non le ha nel braccio. Spostato in questo ruolo da appena due stagioni (prima era un palleggiatore), ha bisogno di introiettare automatismi e movimenti che ancora non gli appartengono.
Un capitolo a parte merita l’analisi dello stato di forma delle squadre. Nel girone di andata la Diatec ha goduto del fatto di aver disputato il Mondiale per club, che l’ha portata d’un balzo a superare tutte le altre concorrenti in fatto di condizione atletica e affinamento dei meccanismi, ma poi questo gap si è via via assottigliato fino a sparire. Ora le altre squadre stanno raggiungendo il top, mentre Trento cala vistosamente.
Infine non bisogna sottovalutare i movimenti sotto traccia. Febbraio è un mese nel quale, da sempre, i club cominciano a muoversi per costruire la rosa della stagione successiva. Le voci, alcune fondatissime, altre basate su mere ipotesi, possono influire non poco sulla concentrazione e sugli stimoli dei giocatori. Il progetto, tanto per fare un esempio, di riportare a Trento Raphael e Juantorena, confermato dal presidente, non può sicuramente stimolare giocatori come Suxho, Ferreira e Fedrizzi, per i quali il prossimo potrebbe essere l’ultimo mese in maglia trentina. Comunque andranno le cose si può stare certi che l’organico subirà profonde trasformazioni, in primis perché per trattenere a Trento i pezzi migliori bisogna affiancarli a giocatori di talento (non necessariamente costosi), in secondo luogo perché la rosa di questa stagione si è dimostrata troppo poco intercambiabile. Gli atleti lo sanno e anche se sono dei professionisti non tutti reagiscono alla stessa maniera.

Autore
Andrea Cobbe
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