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Speciale Doha: la nostra analisi del 3-0 contro il Kazan

DOHA – In terra qatarina è ancora grande Trentino Diatec. La diciannovesima partita ufficiale al mondiale porta la diciannovesima vittoria consecutiva ed è un successo che vale la finale, ancora una volta. Che il Kazan non fosse in grande forma si era visto nello scontro diretto con il Belchatow, perduto al tie break, ma nulla lasciava presagire, prima dello start, un 3-0 tanto rapido e quasi indolore. I russi hanno cominciato subito a fare i conti con una serie di problemi strutturali che non li hanno più abbandonati, anche se nella seconda frazione l’equilibrio è stato massimo fino agli scambi finali. Il primo è stato il precario stato di forma di un uomo chiave come Mikhaylov, che appare molto provato dopo le trionfali fatiche olimpiche; il secondo sono i problemi in posto-4, dove Sivozhelez non ha ripetuto la prestazione “monstre” di Lodz (che forse rimarrà un unicum) e dove Anderson è apparso un pesce fuor d’acqua nonostante le buone prestazioni precedenti; il terzo sono i problemi al centro della rete, a muro ma anche in attacco, dove l’assenza di Volkov pesa moltissimo. A fare da cappello al tutto una capacità di reazione assai scarsa per un team di quel livello.
Dall’altra parte della rete la Trentino Diatec ha fatto faville, ripetendo le prestazioni super dei tempi migliori in tutti i propri atleti. Decisivo, come dicevamo, è stato l’esito della seconda frazione, l’unica alla quale i russi hanno avuto l’opportunità di afferrarsi per tenere aperto l’incontro. Sul 20-20 Stokr ha portato a casa il cambio palla, poi un po’ di fortuna e un po’ di ingenuità hanno dato il 22-20 ai campioni uscenti, grazie ad un fallo di “portata” fischiato a Sivozhelez (fortuna per una certa severità dell’arbitro slovacco Mokry, ingenuità per il rischio preso dallo schiacciatore russo), un muro di Juantorena ha bloccato Mikhaylov, simbolo del rovesciamento delle parti rispetto a quanto si era visto a Lodz in aprile, Djuric ha murato Sivozhelez e infine Mokry ha fischiato una seconda “portata” ad Abrosimov. Un patatrac che ha rappresentato anche un duro colpo psicologico per i biancoazzurri. Forse Alekno avrebbe potuto provare a cambiare l’opposto, disponendo in panchina di un certo Cheremisin, e forse avrebbe potuto provare a giocare con Berezhko e Anderson, visto che il primo ha disputato una partita di alto livello (71% in attacco e in ricezione), ma in ogni caso è improbabile che le alchimie tattiche potessero sovvertire una differenza di forma tanto macroscopica.

Cosa ha funzionato
In casa Diatec praticamente tutto. Dovendo elencare in modo gerarchico gli elementi, ci piace mettere in cima la prestazione di Stokr, che ha festeggiato al centesima partita ufficiale in maglia trentina con una delle sue migliori performance di sempre, fatta di un 82% in attacco con 0 muri subiti e 0 errori (efficienza +16 contro il +3 di Mikhaylov) e di un servizio che da tempo non ricordavamo così produttivo (un ace e due errori, ma anche 7 break point costruiti). Quando l’opposto gioca in questo modo il compito delle bande diventa più leggero, ma il contributo di Juantorena è stato comunque tutto sostanza, sia in ricezione (75%) sia in attacco (altro 75%) sia a muro (2 stampi). Ci teneva moltissimo l’italo-cubano a togliersi di dosso le scorie del precedente scontro diretto, al termine del quale qualche tifoso gli aveva rimproverato di aver tradito la causa, e il concetto lo ha voluto ribadire su Twitter pochi minuti dopo la fine del match. Ora speriamo che questa vicenda scivoli in secondo piano, non avrebbe senso continuare rivangarla. Da circoletto rosso il 73% in attacco di Kaziyski, che ha avuto anche il merito di picchiare forte in battuta procurando 8 break point. Bene anche i centrali, soprattutto a muro, dove la squadra di Stoytchev ha chiuso con un eloquente 10-1 a proprio favore. Rimane da dire di Raphael, che si era esaltato contro il Sada e si è ripetuto ieri, e di Bari, al 100% per quanto riguarda le ricezioni positive e al 50% per le perfette.

Cosa non ha funzionato
Le note stonate sono tutte nel campo russo. Le squadre di questo paese non sono mai andate oltre la semifinale a Doha, a dimostrazione del fatto che questo evento arriva troppo presto in calendario per il timing della loro stagione agonistica, in quanto penalizza chi annovera più atleti impegnati con la nazionale, e anche che, probabilmente, non è fra le priorità societarie. Un ruolo nelle difficoltà dello Zenit può averlo avuto anche il minor tempo di recupero delle energie, visto che il Kazan ha dovuto giocare anche il giorno prima mentre la Diatec ha potuto usarlo per ricaricarsi. Non è un caso che in finale siano giunti i due team più freschi. Ma questi sono elementi secondari rispetto ad alcuni importanti problemi tecnici, quali l’inserimento di Anderson e la capacità di metabolizzare il forfait di Volkov. Vedremo come lavorerà il cantiere di Alekno nel corso della stagione.
Fra le note poco liete anche la modesta cornice di pubblico, alla quale in realtà Doha ci ha abituati fin dal 2009. L’evento, d’altronde, ha un appeal sostanzialmente mediatico, per cui quello che conta è la sua copertura tv. Non è mai mancato, comunque, l’appoggio dei tifosi trentini, padroni della scena in un contesto di questo tipo. In finale vedremo sicuramente le tribune più gremite.

Autore
Andrea Cobbe
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