Dopo Perugia: il bilancio di fine anno della nuova Diatec
Grazie al successo per 3-2 sul campo della temuta Sir Safety Perugia la Diatec Trentino si è regalata un Natale con il sorriso. La qualificazione alla seconda fase di Champions League, con la leadership del girone, e il terzo posto in campionato (che potrebbe anche diventare un secondo) al termine dell’andata sono risultati che nessuno poteva preventivare prima dell’inizio della stagione. Non sono arrivati per caso.
Questa squadra ha saputo trovare velocemente i propri equilibri di gioco, aiutata dal Mondiale per Club, che le ha dato la possibilità di mettere chilometri nelle gambe con largo anticipo rispetto alle altre formazioni italiane ed europee. Inoltre ha valorizzato il potenziale di tanti atleti giovani, che hanno saputo affiancarsi al talento di Tsvetan Sokolov smentendo chi pensava che l’opposto avrebbe fatto squadra quasi da solo. Che le cose non stiano così ce lo ha dimostrato con evidenza la partita di Perugia, vinta nonostante l’inopinata assenza del giocatore bulgaro.
La gara in terra umbra
La sfida del PalaEvangelisti è stata una battaglia fisica e psicologica, nel quale la tecnica e la tattica hanno pesato meno del solito. I fattori chiave, infatti, sono stati altri. In primo luogo le assenze e gli acciacchi dei presenti.
Trento si è presentata priva di Sokolov e con uno Szabò penalizzato da un risentimento al quadricipite della gamba destra, ben sapendo, quindi, fin dall’inizio che avrebbe dovuto spremere come limoni i due laterali. Perugia era al completo, ma Atanasijevic ha giocato ai suoi livelli un solo set, il primo, perché poi ha cominciato a risentire dell’influenza, calando progressivamente alla distanza: 55% nella prima frazione, 30% nella seconda, 11% nella terza, 27% nella quarta. Sul 18-19 della quarta è stato sostituito in via definitiva da Cupkovic. Curioso osservarlo nel corso del disastroso tie break giocato dai compagni, girato verso la curva con lo sguardo sconsolato, apparentemente disinteressato a quanto stava avvenendo in campo. A questo problema si è aggiunto, sul 17-14 del quarto set, il forfait del regista Paolucci, grazie al quale Perugia aveva cambiato volto nel terzo e nel quarto parziale. Evidente la differenza in termini di affidabilità fra lui e il giovane Mitic, decisamente acerbo per la A1italiana.
Poi vi è una chiave di lettura psicologica. Dopo aver perduto la prima frazione, la Diatec ha ricominciato come se nulla fosse accaduto, giocando un ottimo secondo set. Ancora più importante la reazione messa in campo quando era sotto 2 set a 1 e 17-14 nel quarto, avviata dai servizi di Lanza, tre bordate che hanno dato una spallata all’inerzia che aveva preso l’incontro e hanno restituito fiducia ad un gruppo deciso comunque a lottare fino alla fine. Questa caratteristica, ovvero la capacità di non lasciarsi condizionare troppo da quanto avviene in campo, è una costante di questo torneo e secondo noi si deve in buona misura alla mentalità che i gruppi vincenti degli ultimi anni hanno trasmesso a tutto l’ambiente e agli altri giocatori che ne hanno fatto parte. I nuovi, come Ferreira, Solè e Suxho, si sono adeguati velocemente, trascinati dagli altri e dagli stimoli che l'ambiente trentino sa trasmettere a chi veste la maglia della Diatec da quando è sbarcata in serie A1.
Le caratteristiche più marcate di questo gruppo
Giunti al termine del 2013, possiamo tracciare un primo bilancio di questa stagione. La Diatec in campionato ha vinto 8 partite su 10, cedendo solo alla imbattuta capolista Macerata, un team che costa il doppio di quello trentino, e a Vibo Valentia, quando la benzina era finita. In campo internazionale ha perduto solo con gli argentini dell'Upcn (poi battuti nella finalina del Mondiale), con i campioni d'Europa del Novosibirsk e a Berlino, in una gara irrilevante per le sorti della stagione. Un gran bel cammino, che poche altre squadre continentali possono vantare.
Sul piano tecnico la Diatec mostra particolare propensione per la fase break nonostante il servizio non sia una delle sue armi migliori. Questo avviene perché può contare su un muro persino più produttivo di quello del dream team del ciclo Stoytchev (è il secondo della A1 a pochissima distanza da quello di Verona), perché difende tanto (Colaci è uno specialista) e perché vanta giocatori che sanno cavarsela bene contro il muro schierato, come Sokolov e Ferreira, di fatto un secondo opposto. Nella fase di cambio palla la squadra paga qualche problemino in più, perché in ricezione Lanza se la cava bene (sesto in A1 per tocchi perfetti, 16° per media ponderata), ma attorno a lui non ci sono fenomeni. Lo dimostra la graduatoria per squadre, che premia la linea di ricezione di Latina (7,22 ticchi perfetti a set) e piazza Trento al penultimo posto, davanti alla sola Molfetta con 5,07. Su questo aspetto c'è molto da lavorare.
Note dolenti arrivano troppo spesso dal servizio, anche se nelle ultime giornate le cose stanno migliorando. Il numero di errori in alcune partite ha raggiunto livelli ingestibili e non è stato compensato dal quinto posto nella classifica degli ace, dietro a Macerata, Piacenza, Verona e Latina. Nelle ultime partite sono state le rotazioni avviate da Suxho, Solè e Birarelli quelle che hanno portato più break point, proprio perché i vari Sokolov e Ferreira, che dispongono dei colpi più potenti, interrompono troppo presto le proprie serie attraverso l'errore. Anche qui c'è molto da fare per raggiungere il livello di top team come Macerata e Piacenza.
Il calore del pubblico
Dopo la cessione di miti, almeno per una parte della folla che popolava il PalaTrento fino allo scorso anno, come Kaziyski, Juantorena e Raphael, era del tutto lecito attendersi un calo nel numero di abbonamenti venduti e di biglietti staccati e così è stato. Nulla di drammatico, un po' perché dopo sei anni di vittorie a macchinetta sarebbe comunque diventato quasi impossibile fare sognare i tifosi, un po' perché la foto ricordo con Lanza, Solè e Suxho non ha lo stesso impatto di quella scattata con Matey o Osmany al proprio fianco. La squadra ha però mostrato di meritarsi il calore che si era guadagnato il ciclo vincente chiuso questa estate e di avere i mezzi per creare nuove aspettative nel popolo gialloblù. Una mossa importante, per riavvicinare i numeri di un anno fa, è stata compiuta dalla squadra il 15 dicembre scorso, quando ha battuto una big come Piacenza davanti a tremila persone, nessuna delle quali ha rimpianto la scelta di trascorrere due ore del proprio tempo al palazzetto. Le prossime squadre che faranno visita al PalaTrento, ovvero Verona, Ravenna, Cuneo, Modena, Vibo Valentia e Perugia, oltre ad una fra Verona, Cuneo, Modena e Vibo nei quarti di finale della Coppa Italia, non hanno la capacità di richiamo di Simon e compagni, ma sarebbe comunque importante veder crescere con regolarità le presenze sugli spalti di via Fersina.
Le prospettive dei prossimi quattro mesi
Nell'anno 2014 il primo obiettivo che la squadra di Serniotti dovrà mettere nel mirino è la qualificazione alla final four di Coppa Italia, in programma a Bologna. Chiudere il girone di andata al secondo o al terzo posto non dà alcun vantaggio, perché il livello del primo avversario non cambia, così come quello della futuribile semifinale, dove la Diatec troverebbe Piacenza. La conquista della finale contro Macerata sarebbe già un bel traguardo. Lo stesso obiettivo si deve porre in campionato: la semifinale è un obiettivo alla portata della Trentino Volley, poi tutto quello che verrà sarà guadagnato. Diverso il discorso per quanto riguarda la Champions League, perché fra Sokolov e compagni e la final four di Ankara, qualora dovessero superare il Noliko Maaseik, ci sarebbero nientemeno che i campioni di Russia del Belgorod, che vanta giocatori come Travica, Grozer, Maxim, Tetyukhin e Muserskiy. Servirebbe una gran bella Diatec per far fuori un avversario di questo calibro. In ogni caso la pressione sarà tutta sulle spalle degli avversari.