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Forum dell'Adige, due ore di confronto vero

Cinquecento persone possono far cambiare idea ad un presidente che ha quasi deciso di trasferire la loro squadra del cuore in un?altra città? Forse no, ma ci possono provare. Possono farsi sentire, chiarirsi le idee, avanzare proposte, ascoltare ciò dicono dirigenti, imprenditori e politici e soprattutto svolgere il ruolo di testimoni muti (non sempre) davanti ai quali è difficile dire le bugie. Più difficile che davanti al microfono o al taccuino di un giornalista. Questo è più o meno ciò che è successo ieri sera alla Sala della Cooperazione di Trento, una delle più grandi della città, affittata dal quotidiano l?Adige, il giornale di riferimento della provincia, per dare vita ad un forum pubblico dedicato ai destini della Trentino Volley, meglio conosciuta come Itas Diatec.
Diego Mosna, il presidente, si è seduto al tavolo, accanto ai giornalisti; gli invitati, autorità locali e rappresentanti del mondo imprenditoriale, in prima fila; dietro un popolo di 500 tifosi ed appassionati ben informati e con molti quesiti da porre.
La prima domanda ha toccato il presente. Come stanno le cose in questo momento? Il presidente ha riassunto l?evoluzione della situazione e ha citato le cifre che contano. Ad oggi sono disponibili due milioni e mezzo di euro, quanto basterebbe per costruire una squadra che lotta per la salvezza, una prospettiva che non lo attira per nulla. «Già oggi se perdiamo due partite consecutive sembra che sia successa una catastrofe - ha affermato - figuriamoci cosa succederebbe con una squadra di livello più basso. La verità è che ormai abbiamo tutti la bocca buona». Dunque mancano all?appello un milione di euro.
A sollevare il morale della sala interviene l?Assessore provinciale al Turismo Tiziano Mellarini, che conferma la decisione della Giunta di garantire, anche per iscritto, 504.000 euro a stagione per due campionati. «Un segnale importante che ci dà coraggio» risponde Mosna, che conferma la disponibilità della sua Diatec e quella del Gruppo Itas a firmare un contratto per tre anni.
Poi il discorso si sposta su Roma. A che punto stanno le trattative? «Io non ho mai dato il mio assenso ad alcuna operazione - spiega - ma stiamo trattando. Si parla dell?intero staff della prima squadra e non certo del settore giovanile, che rimarrà comunque a carico della Diatec, anche qualora dovesse emigrare la serie A».
Poi viene proiettato sul maxischermo l?organigramma della società, del quale fanno parte a vario titolo 170 persone. Di essi 70 sono atleti non retribuiti (il settore giovanile) e 20 volontari. Gli altri ricevono un compenso che ogni mese comporta per le casse societarie un esborso di 300.000 euro.
Giovanni Zobele, presidente dell?Aquila Basket e industriale di successo nel campo della chimica, spiega che in Trentino non esistono tante aziende delle dimensioni della Diatec e che manca negli imprenditori la spinta a investire nello sport per il bene della comunità. Un problema nello stesso tempo quantitativo e qualitativo. E il mondo della cooperazione, così potente da queste parti? È fatto di consorzi medi e piccoli, che preferiscono dare una mano, anche in campo sportivo, al tessuto sociale locale. E meno male che ci sono, spiegano Iva Berasi, Assessore provinciale allo Sport, e Edo Benedetti, presidente dell?Itas Assicurazioni.
Il momento più acceso della serata è certamente quello in cui interviene l?Assessore comunale allo Sport Renato Pegoretti. Bastano poche parole («Non è vero che siete l?unica società d?Italia che paga per il palazzetto, anche Modena e Cuneo versano un quota importante»), per far imbestialire Diego Mosna, che attacca lancia in resta: «Non sa nemmeno cosa sta dicendo, Modena ha in gestione l?impianto e Cuneo ne paga 40.000 ma ne riceve 80.000 di contributo!». La platea lo segue e i fischi non si fanno attendere. I conflitti fra l?Asis, la società creata dal Comune di Trento per gestire gli impianti, e le società sportive di ogni disciplina sono all?ordine del giorno da anni e su questo argomento basta poco per scatenare discussioni molto accese. Appare evidente che prima o poi dovrà essere trovata una soluzione.
Edo Benedetti chiede di poter avere in gestione il palazzetto. «Come in quasi tutte le piazze d?Italia - spiega Mosna - invece di dare un contributo economico si affida l?impianto alla società sportiva versandole la cifra che verrebbe comunque impiegata per coprire le inevitabili perdite. Toccherà ad essa farlo funzionare nel migliore dei modi sfruttando il volontariato di cui, fra il resto, l?ente pubblico non può disporre». La risposta di Pegoretti scatena un?altra raffica di fischi: «Potremmo provare, ma non lo sapreste mai gestire!».
Così ci si avvia rapidamente alla fine. Quanto tempo rimane per le decisioni irrevocabili? «Martedì prossimo ci sarà l?assemblea dei soci - spiega Mosna - e decideremo insieme il da farsi. Le novità di oggi, l?impegno biennale della Provincia e quello triennale del Gruppo Itas sono un buon viatico, ma non bastano». Sono state intavolate trattative con l?Associazione Industriali, che ha preferito non inviare alcun rappresentante nonostante gli inviti del giornale, e con gli Artigiani. A breve sapremo.
Rimane, ad ogni modo, l?attaccamento dei trentini alla propria squadra. E il successo di questa iniziativa, che ha messo ogni attore di fronte alle proprie responsabilità e ha riportato il confronto pubblico diretto, senza intermediazioni mediatiche, al centro dell?attenzione. Una buona idea, che l?Adige potrebbe riproporre in futuro per affrontare altre tematiche importanti per il Trentino.
In quanto ai tifosi per ora non resta loro che incitare la squadra nel prossimo match contro Latina e incrociare le dita.

Nella galleria fotografica trovate alcuni scatti di Marco Trabalza.

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