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Il titolo mondiale al Cruzeiro, i bilanci di fine evento

di Mattia Eccheli (da Betim)

Per la prima volta il titolo mondiale esce dall'Italia. Perché anche prima dei quattro trionfi consecutivi di Trento, il titolo iridato era stato sempre vinto da squadre nazionali.
Con una partita impeccabile, il Sada Cruzeiro del presidente italiano Vittorio Medioli, ha umiliato i campioni d'Europa del Lokomotiv Novosbirsk. Quasi spiritati, ai brasiliani è riuscito praticamente tutto e gli avversari sono via via scivolati fuori dalla partita con un 3 a 0 senza storia. E con poche emozioni.
Trento resta sul podio con qualche rimpianto per la sconfitta patita in semifinale, quando non è riuscita a gestire 6 lunghezze di vantaggio contro Butko e compagni ed ha finito per cedere in 4 set. Poi il riscatto della finalina con le confortanti prestazioni di Fedrizzi e Lanza (sul fronte italiano) e di Solè.
Gli interrogativi riguardano ora il futuro della competizione, che appare molto incerto nonostante un montepremi di un milione di dollari, 90.000 dei quali affluiranno nelle casse della Trentino Diatec. La nota positiva della rassegna è stata il pubblico. Finalmente “vero”, anche se molto disinteressato al calendario: si è visto solo ed esclusivamente quando in campo c'era il Sada Cruzeiro con gli idoli di casa. Fino alle 7.200 presenze della finalissima (comunicazione dell'ufficio stampa del mondiale), malgrado un'omologazione per seimila. Gli undici tifosi trentini hanno anche “convinto” una parte della tifoseria ad incitare i gialloblù, in particolare contro il Lokomotiv. Purtroppo inutilmente.

Il palazzetto di Betim visto dall'esterno
Il palazzetto di Betim visto dall'esterno

Non mancano le note negative. O, almeno, a voler essere generosi, i punti da rivedere. Ad esempio il calendario (orari inclusi) e gli spostamenti. Considerato il pressoché totale disinteresse degli spettatori per le gare senza il Sada, si poteva pensare ad una migliore distribuzione oraria a beneficio (ad esempio) di una maggiore visibilità in Europa. Per non parlare del dettaglio dell'ora legale, che in Brasile è scattata tra sabato e domenica (da 5 a 4 ore di differenza) che ha messo in allarme le emittenti collegate poiché pare che la Federazione internazionale si fosse scordata di comunicarlo.
Per non parlare del puntuale ritardo (10 minuti) nella disputa di tutte le partite, ufficializzato solo con l'avvio della rassegna, e del posticipo nel fischio d'inizio della finalina: mentre era in corso il riscaldamento è “saltato” l'impianto di illuminazione. Gli arbitri hanno concesso quasi un quarto d'ora di slittamento, ma quando le squadre hanno cominciato a giocare, diversi proiettori (in particolare nella metà del campo occupata dall'UPCN di San Juan) erano ancora spenti.
A Doha, in Qatar, il sistema di condizionamento teneva la temperatura su climi tutt'altro che tropicali, mentre in Brasile, dove proprio non c'è, è quasi come giocare all'aperto: se c'è il sole, dentro si “cuoce” (con un tasso di umidità altissimo), mentre se diluvia, piove (un po') anche dentro l'impianto, fin quasi dentro il campo.

La pioggia accumulatasi ai bordi del campo di gioco
La pioggia accumulatasi ai bordi del campo di gioco

Betim è la città della Fiat e della Sada, che fornisce la Fiat (ma non solo) ed è dove il Cruzeiro disputa le partite casalinghe. Solo che le squadre erano alloggiate a Belo Horizonte. Una trentina di chilometri di distanza in tutto, ma che con il pullman ed il traffico si trasformano in quasi un'ora di viaggio. Chi fa il pendolare o lavora in miniera (attività assai diffusa qui nella regione) è abituato a ben altre fatiche, ma questo è un mondiale. E la Federazione dovrebbe considerare anche questo. Inclusa una palestra per la preparazione, che a Betim non c'era.

Mattia, il nostro inviato d'eccezione, con le mascotte
Mattia, il nostro inviato d'eccezione, con le mascotte

Il mondo del volley è sicuramente “debitore” al Sada ed alla famiglia Medioli che hanno permesso la disputa di un nuovo mondiale, dopo – pare – un lungo braccio di ferro su regole, diritti televisivi e numero di squadre partecipanti. Per la promozione della pallavolo serve un format vincente e credibile. E, naturalmente, servono i soldi per tenere in piedi una rassegna ancora alla ricerca di una vera e propria identità. Con certezze (anche dal punto di vista della tempistica per consentire una adeguata calendarizzazione) che non sembra ancora in grado di fornire perché si “naviga a vista”. Tanto che in Brasile, per esigenze televisive imposte dalla rete Globo, il campionato si gioca in via sperimentale con set di 21 punti. “Vuol dire – spiega un commentatore di Espn – che c'è il rischio che un tifoso impieghi più tempo ad andare al palasport che a vedere la partita”.

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