Diatec, due set ad alto livello non bastano contro la Lube
Ci aveva sperato, come era legittimo, di poter mettere i bastoni fra le ruote ad uno squadrone come Macerata, la nuova Diatec. E a tratti ci è anche riuscita, ma per vincere questo tipo di partite servono una serie di qualità che la squadra di Roberto Serniotti ancora non possiede. Non è un caso che in questa stagione le uniche sconfitte le abbia incassate per mano di tre squadre attrezzate come San Juan, Novisibirsk e Macerata. La Lube vista ieri sera al PalaTrento era ben diversa da quella remissiva e svogliata osservata in Supercoppa: voleva allungare la propria striscia positiva e riscattare quel k.o., forte di un assemblaggio migliore e di una fiducia maturata a forza di successi nelle prime uscite stagionali. Ha dovuto sudarseli i tre punti, ma non ha rubato nulla. Ha sfruttato la sua capacità di adattare il proprio gioco a quello degli avversari e l'ottima giornata di un uomo chiave come Kovar, che, in assenza di Parodi, diventa l'indispensabile punto di equilibrio dei maceratesi.
Il primo set, una falsa partenza della Diatec
I padroni di casa, per la prima volta impegnati davanti al pubblico delle grandi occasioni, cominciano all'insegna della tensione. A mandarli nella buca senza possibilità di scampo sono i servizi jump float di Stankovic e Baranowicz, che mettono in croce il giocatore potenzialmente più attrezzato in ricezione, ovvero Massimo Colaci. Prima incassa un ace valutando male la traiettoria di una palombella del serbo (3-4), poi tocca in maniera ingiocabile la palla successiva (3-5). Sul 9-12 manda nell'altro campo la più facile delle ricostruzioni. Sono i break point che mettono subito in croce la Trentino Volley, fallosissima al servizio anche con giocatori che non dovrebbero sbagliare mai, come Suxho e Solè. Figli dello sconforto che si legge nei volti dei giocatori in maglia bianca sono l'ace di Zaytsev (su Lanza) del 10-15, quello di Kovar su Colaci dell'11-17 e l'attacco di Kurek dell'11-18. La situazione, in seconda linea, è talmente critica che Serniotti manda in campo Thei per Colaci. A fare la partita è quasi unicamente la battuta, pessima da una parte, regolare pur senza strafare dall'altra. Trento conquista un solo break point in tutta la frazione e chiude con il 29% di ricezioni positive e il 19% di perfette, 7 battute sbagliate con 0 ace. Numeri che valgono come una catena legata ai piedi dei giocatori.
La reazione arriva nel secondo parziale
Dopo aver perduto un set quasi senza giocare, la Diatec deve reagire. E lo fa, capitalizzando due errori di Kovar, uno su azione e uno in battuta (5-2). Solè trova due muri ravvicinati (7-4), ma quando Trento sembra poter allungare arrivano le due battute jump float di Baranowicz, che mettono in ginocchio Colaci, sorpreso dalla particolare traiettoria corta del regista della Lube: ace e ricezione lunga per il 7-7 che annulla tutti gli sforzi. Le due squadre si affrontano senza esclusioni di colpi: al break conquistato da Sokolov con il primo ace trentino del match (11-9) fa seguito un errore del bulgaro, che regala il contro-break (12-12), contro-riscattato da un muro di Tsetso su Kurek (15-13). Che la Lube non sia quella del primo set lo conferma l'errore di Kovar, che manda Trento a +3 (18-15), poi quelli di Kovar e Podrascanin al servizio e di Baranowicz, che commette un fallo di doppia. Prima e dopo questa serie le due perle di Ferreira: un muro su Zaytsev e l'ace finale su Henno. La frazione dimostra che se la battuta non fa la differenza la Diatec se la gioca a viso aperto, potendo contare su un buon muro e una buona difesa.
Terzo set da brividi, ci scappa anche il cartellino rosso
Ristabilita la parità, è battaglia senza esclusione di colpi. La terza frazione vive di piccoli strappi messi a segno da una parte e dall'altra, senza che una delle due formazioni riesca a guadagnare mai più di due punti sull'altra. La Diatec riesce a dare continuità al servizio, sbagliando poco, a mantenere alta la pressione a muro, e a ricevere bene (61% di positive e 30% di perfette). Il problema è l'attacco, che chiude con appena il 36% di positività.
Ferreira firma il primo break con un ace, confermando la sua giornata di grazia in questo fondamentale (4 punti e 1 solo errore), ma subisce il muro del 6-8 ad opera di Kurek, servito con continuità da Baranowicz. Dopo il cambio palla Birarelli trova finalmente una buona serie al servizio, che vale ben tre break point, ma se Trento si porta sul 10-8 è anche merito degli errori avversari, visto che Kurek e Podrascanin scagliano il pallone fuori dal campo, forse anche impauriti dal pericoloso muro di Burgsthaler, inserito al posto di Solè sull'8-8. La Trentino Volley gioca bene, ma quando si costruisce un piccolo vantaggio non riesce mai a conservarlo. Lanza riceve nel campo avversario una battuta di Podrascanin e Stankovic spara a terra il 10-10. Lo schema si ripete ancora: muro di Burgsthaler su Kurek (13-11) subito annullato da un ace del polacco su Colaci, in serata poco brillante. Sul 21-22 per la Lube gli animi si infiammano, perché Sokolov tira alla disperata sulle mani del muro maceratese, che sembra non toccare: i due arbitri, invece, individuano una deviazione (non improbabile) e, dopo le proteste di Giuliani, Rapisarda mostra anche il cartellino rosso. Si passa così da un possibile 21-23 ad un incoraggiante 23-22, che dovrebbe mettere le ali ai piedi della Diatec. Sul 24-23 i campioni d'Italia si giocano l’unico set ball battendo bene (Lanza), ma Kovar conquista comunque il cambio palla. Poi Zaytsev conquista il break del 24-26 e Sokolov tira sul nastro la palla del 26-28 finale. In mezzo, però, ci sono almeno due azioni nelle quali la Diatec potrebbe ricostruire con efficacia ed invece pasticcia sbagliando l’appoggio o il secondo tocco. Esitazioni letali contro una squadra come la Lube, che costano il set e la partita.
L’inizio del quarto set è fatale alla Diatec
Già, perché dopo il cambio di campo Suxho e compagni finiscono subito nella buca. In maniera abbastanza immotivata, dato che la ricezione funziona come mai prima. Sul turno al servizio di Stankovic, una jump float dalla traiettoria molto alta, i ricevitori scodellano palloni precisi prima sulla testa di Suxho, poi su quella di Sintini (dal 3-6 al 3-9), ma non c’è verso di mettere a terra il pallone. Quattro muri consecutivi, firmati da Podrascanin, Zaytsev e Kovar su centrali, opposto e schiacciatori decretano la fine anticipata dell’incontro. Sull’8-15 Ferreira prova a suonare l’ultima carica con un ace, poi replicato sul 18-21, ma è troppo tardi per impensierire Macerata, che per sicurezza accelera nuovamente nel finale.
Videocheck, che passione
Come di solito avviene negli incontri più importanti, le due squadre ieri si sono avvalse con una certa frequenza del videocheck. Per l’esattezza sei volte. L’aspetto curioso è che in ogni circostanza le immagini hanno dato ragione alla coppia arbitrale, un piccolo record. In due sole occasioni, a nostro avviso, sono servite davvero: sul 15-14 del secondo set, quando Trento ha chiesto di verificare se un attacco di Zaytsev fosse effettivamente finito in campo, e sul 20-19 del terzo, quando un primo tempo di Burgsthaler aveva sfiorato la linea laterale. Nelle altre quattro occasioni si è trattato soprattutto di una soluzione per rompere il ritmo all’avversario e prendere fiato.
Impressioni finali
In sede di bilancio ci sentiamo di dire che l’1-3 visto ieri sera al PalaTrento descrive abbastanza bene la differenza che si è vista in campo. Un gap difficilmente colmabile in questa stagione dalla squadra di Serniotti, che però può fare di meglio, lavorando su alcuni aspetti del gioco.
In primo luogo deve trovare una maggiore efficienza del cambio palla quando la ricezione funziona, una responsabilità che grava quasi per intero sulle spalle dei due palleggiatori (le pipe, per esempio, rimangono ancora terreno inesplorato). In secondo luogo deve limitare gli errori dalla linea dei nove metri a parità di incisività e sperare che Sokolov torni a martellare in battuta come aveva fatto lo scorso anno con la maglia di Cuneo: ieri ha portato alla squadra la miseria di tre break point in quattro set, un lusso che la Trentino Volley di questa stagione non può permettersi. In terzo luogo deve affinare i movimenti e le competenze dei giocatori nella fase break, quella più difficilmente allenabile, per evitare di gettare al vento occasioni per indecisioni o esitazioni, come è avvenuto nel finale del terzo set. Se i prossimi mesi porteranno in dote questi miglioramenti la seconda parte della stagione potrà riservare qualche bella sorpresa.